Condannato ma scarcerato il gestore del Lumino’s Torna in Italia il 49enne: era in cella da ottobre

In Ticino il giudice decide per 24 mesi con pena sospesa
Nessuno sfruttamento della prostituzione. Nessun tentativo di estorsione, riqualificato come minaccia. Con questi passaggi cruciali della sentenza, letta a Lugano, un 49enne comasco è tornato in libertà e da ieri, abbandonate le galere elvetiche, ha potuto fare ritorno nella sua casa di Ronago dove mancava dallo scorso ottobre.
Si è chiusa così la querelle del “Lumino’s”, il locale a nord di Bellinzona finito al centro di una controversa vicenda giudiziaria. Tutto inizia il 30 luglio scorso quando, su ordine del Municipio di Lumino, la polizia cantonale mette i sigilli alla struttura che in rete, dai clienti “esperti” del settore, viene definita «un ottimo bordello svizzero dove trovare tante belle ragazze». Alla base del provvedimento, la negazione della licenza edilizia al locale a luci rosse. Un blitz, quello di luglio, che non manca di creare immediatamente accesi malumori, soprattutto tra il gestore comasco e le forze dell’ordine. Fatto sta che nell’agosto del 2013, al termine di un incontro chiesto a un ex consigliere di Stato ticinese (oggi deceduto), il 49enne avrebbe mostrato immagini riprese all’interno del Lumino’s in cui si vedeva un funzionario del politico intrattenersi con prostitute. Una tentata coazione per fare pressioni, riteneva l’accusa. Ma la versione della difesa, rappresentata dall’avvocato Filippo Gianoni, è stata diversa. Ovvero che il Lumino’s aveva ricevuto promesse di autorizzazioni mai mantenute, e che il video era stato mostrato all’ex consigliere di Stato per informarlo sulle cose sconvenienti che facevano i suoi uomini. Alla fine il giudice ha sì condannato il comasco a 24 mesi – pena sospesa e ieri è tornato in libertà – ma non per tutti i reati chiesti dall’accusa. Il 49enne è stato infatti assolto dal reato più grave – lo sfruttamento della prostituzione – mentre l’aver mostrato il filmato hard al politico è passato dalla «tentata coazione» alle minacce.

Nella foto:
L’insegna del “Lumino’s”, il locale a nord di Bellinzona al centro di una vicenda giudiziaria

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