Confcommercio, il presidente Ciceri su via Milano chiusa: «Così si spegneranno le luci delle vetrine»

Conferenza Confcommercio - Giovanni Ciceri Presidente

Una ventina di attività commerciali di via Milano chiedono a gran voce di riaprire la strada nel weekend. Ieri si è apertamente schierato con loro anche il presidente di Confcommercio Como, Giovanni Ciceri.

«I commercianti non possono soffrire cali di clienti in un momento così delicato dell’anno – dice Ciceri – I loro pareri e le loro esigenze vanno tenuti in considerazione dal Comune che ha predisposto l’ordinanza di chiusura di via Milano. Se si spengono le vetrine del negozio si spegne tutta la città. Per un po’ forse rimarranno le luci della Città dei Balocchi da guardare, ma non credo che questo convenga a nessuno».

Ciceri sottolinea le esigenze di chi opera dentro la città.
«Parliamo di settori economici fondamentali, come i negozi, i bar, i ristoranti. Mettiamoci nei panni di queste persone – sottolinea il presidente Ciceri – Credo che il Comune debba ascoltarli, cercare di andare incontro alle esigenze. Non mi pare che chiedano nulla di eccezionale. Auspico che l’intervento sia immediato. Anche perché, ripeto, per il commercio il periodo di Natale è il principale dell’anno. Già di anno in anno si registrano cali per i negozi tradizionali, cerchiamo di non accrescere questa crisi con i provvedimenti viabilistici».

«L’ascolto in queste situazioni è fondamentale – conclude – Come Confcommercio non possiamo che dare il nostro sostegno e la nostra solidarietà».
La questione della gestione del coinvolgimento di via Milano e dei suoi commercianti e degli accessi in città durante le manifestazioni natalizie sono temi che dovranno entrare ancora maggiormente nel prossimo bando biennale che l’assessore al Commercio di Palazzo Cernezzi Marco Butti dovrà predisporre.
«Da gennaio ci troveremo per stendere il prossimo bando biennale – spiega l’assessore – Naturalmente in questi giorni stiamo annotando sia i punti di forza sia le criticità della manifestazione. Ne facciamo tesoro».

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