Confesercenti: in dieci anni persi oltre mille negozi
Economia, Territorio

Confesercenti: in dieci anni persi oltre mille negozi

Al ritmo di oltre cento all’anno, nell’ultimo decennio la provincia di Como ha perso quasi il 20% dei negozi. Un autentico crollo delle attività commerciali al dettaglio, il dato peggiore della Lombardia e tra i più critici di tutta Italia. Nello stesso periodo, hanno resistito invece gli alberghi, che anzi hanno registrato un leggero aumento.
La Confesercenti ha pubblicato nelle scorse ore un’analisi sulla situazione delle attività commerciali e alberghiere, con un confronto tra le realtà attive nel 2007 e quelle censite invece oggi, un decennio dopo. Per i negozi al dettaglio, i numeri sul Lario sono impietosi e mostrano un calo importante delle attività.
L’affanno, in base a quanto emerge dai dati elaborati da Confesercenti, riguarda le attività commerciali al dettaglio, mentre rimangono stazionari alberghi e ristoranti. Dall’indagine sono esclusi solo i rivenditori di auto e moto. Sul Lario, dal 2007 al 2017 i negozi sono diminuiti del 19,4%, passando da 5.764 a 4.644, con un saldo negativo di 1.120 unità. Il calo è il più elevato della Lombardia e tra i peggiori d’Italia. La media nazionale indica una riduzione dei negozi al dettaglio dell’11,2%. Gli esercizi commerciali sono passati da 962.294 a 854.342, che in termini assoluti significa 107.952 saracinesche abbassate.
Per quanto riguarda alberghi e ristoranti invece, le strutture nell’ultimo decennio sono aumentate dell’1,5%, passando da 3.781 a 3.837, con un saldo positivo di 56 attività. Il segno più registrato sul Lario è un dato positivo, ma l’incremento è minimo se confrontato con la media nazionale. In Italia infatti la crescita è stata in media del 16,6% e le strutture sono passate da 379.864 a 442.873, con un saldo positivo di 63.009 unità.
«Il confronto tra i dati della provincia di Como e quelli nazionali – ha sottolineato il presidente di Confesercenti Claudio Casartelli – dimostra che l’effetto George Clooney non basta a generare un boom di imprese operanti nel settore alberghiero e della ristorazione se le campagne mediatiche non si accompagnano a politiche attive sul territorio. Sono mancati gli incentivi e la programmazione per realizzare strutture ricettive al di là di quelle di fascia alta o altissima». «La crisi economica nel settore del commercio ha avuto sul Lario un impatto doppio che nel resto del Paese – aggiunge – Senza politiche attive per le imprese e il lavoro non si può invertire il senso di marcia».
Anna Campaniello

16 Settembre 2017

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