Congiuntura, gli artigiani soffrono ancora.  Imprese al minimo dal 2004
Economia, Territorio

Congiuntura, gli artigiani soffrono ancora. Imprese al minimo dal 2004

La crisi morde ancora sul Lario, soprattutto gli artigiani, che calano rispetto alle altre categorie economiche. In un anno sono sparite dal tessuto produttivo comasco 152 realtà dell’artigianato. Un dato diffuso ieri dalla Camera di Commercio di Como, che sembra indicare – ancora una volta – come a pagare il prezzo più alto di una crisi non ancora finita siano, spesso, i piccoli imprenditori.

Gli artigiani, in particolare, che in provincia di Como sono uno dei punti di forza dell’economia. Basti pensare che un’azienda su tre appartiene a questa categoria. Calano, seppur di percentuali decimali, tutte le imprese in provincia di Como: a fine 2017 erano 47.823, in diminuzione dello 0,1% rispetto all’anno precedente. È una flessione in controtendenza con quanto accade in Italia e in Lombardia, anche se nella regione le uniche province a crescere in termini di numero di imprese sono Milano e Monza.

Come anticipato, preoccupano i numeri dell’artigianato. Le imprese di settore nell’ultimo anno sono calate dell’1%: 152 ditte in meno, per un totale di 15.650 imprese in attività. Si tratta del punto minimo, come numero di ditte, dal 2004, quando erano 17.613. E se si prende in considerazione il 2008, anno di inizio della crisi, oggi mancano all’appello quasi 2.500 artigiani: dieci anni fa, infatti, le ditte erano 18.060. Passando ai settori economici, soffrono soprattutto le costruzioni, il manifatturiero, le attività immobiliari, il commercio, i trasporti e l’agricoltura. I risultati migliori arrivano invece dai servizi: noleggi, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, informatica e comunicazioni, servizi alla persona, alloggi e ristorazione. Nel quarto trimestre 2017 sono inoltre tornati ad aumentare i fallimenti, con ben 51 casi.

Getta acqua sul fuoco Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Como. «È vero che questi numeri indicano il punto minimo dal 2004, ma la mia lettura è che l’emorragia sta rallentando». Se si guardano gli anni seguenti alla crisi del 2008, in particolare quelli tra il 2012 e il 2015, si vede come le imprese tutto sommato abbiano tenuto. Tra il 2012 e il 2013 quelle attive erano scese di oltre 700 unità, di quasi 500 l’anno successivo e ancora 400 tra il 2014 e il 2015. «Mi auguro che sia un cambiamento di rotta, anche perché molte imprese hanno già chiuso e senza gli artigiani soffre tutta l’economia. Certo, non si cambiano le cose dall’oggi al domani».

Galimberti interviene anche sulla Lia, la Legge sulle imprese artigiane, introdotta per porre un freno ai padroncini italiani. È noto come il governo ticinese abbia deciso di prendere tempo sull’ipotesi di cancellare o rivedere la legge. «La crisi degli artigiani comaschi non è colpa solo della Lia, certo, si tratta di una delle tante difficoltà in un vero e proprio percorso a ostacoli per la categoria. Se venisse cancellata potrebbe essere un segnale positivo per i tanti artigiani che lavorano o che vogliono lavorare anche in Svizzera».

Paolo Annoni

27 marzo 2018

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