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Consegna la posta fuori orario, assolto portalettere comasco

Fermato con la sua auto carica di buste, bollette e raccomandate, un portalettere comasco è stato accusato di sottrazione e distruzione della corrispondenza.L’uomo ha spiegato che consegnava la posta fuori orario perché doveva poi assentarsi, regolarmente autorizzato, per assistere il papà malato. Il 55enne è finito comunque a processo e nelle scorse ore è arrivata la sentenza del giudice del Tribunale di Como: assolto perché il fatto non sussiste.Una soddisfazione per Fausto Mandelli, 54 anni, residente a Cernobbio, dipendente di Poste Italiane dal 2004, assistito in aula dal legale Massimo Ambrosetti.

«Ci sono voluti cinque anni per arrivare ad avviare e concludere il processo ma sono contento che tutto sia stato chiarito. Ne ero certo, stavo solo facendo il mio lavoro» ha detto Mandelli.Il portalettere era stato fermato a Rovello Porro e i carabinieri avevano notato i sacchi della corrispondenza nella sua auto. La vettura era a poca distanza da una discarica ed era stato ipotizzato che volesse buttare la corrispondenza.

«In realtà – racconta lo stesso postino – capitava che andassi a consegnare la posta nel pomeriggio, dopo la chiusura dell’ufficio postale, quando nelle ore di apertura dovevo assentarmi per accudire mio padre. Usufruisco della legge 104 proprio per la sua situazione, ma non volevo lasciare un carico eccessivo ai colleghi o dovermi trovare poi a smaltire troppa posta arretrata e soprattutto penalizzare gli utenti. Così mi ero organizzato».

Le prime spiegazioni non sono bastate al portalettere a evitare il processo. In aula, in Tribunale a Como, tra gli altri hanno testimoniato alcuni clienti che hanno confermato le consegne della posta nelle ore pomeridiane e anche un sindacalista, che ha spiegato come il 54enne avesse chiesto come poter avere l’autorizzazione per fare le consegne con la sua auto personale.Nella zona di consegna di cui si occupava Mandelli, inoltre, non si erano registrate segnalazioni di mancato recapito. Al termine del procedimento, il pubblico ministero che rappresentava l’accusa ha chiesto l’assoluzione del portalettere. Richiesta recepita dal giudice nella sentenza letta in Tribunale a Como.

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