Consegnato il progetto della “Nuova Ticosa”. Il Comune deve decidere entro due settimane

Tre faldoni e una chiave Usb con la presentazione del progetto in PowerPoint. Sul tavolo del sindaco di Como, Mario Lucini, è stata posata ieri la pratica più scottante: quella che riguarda il futuro del comparto urbanistico di via Grandi in cui una volta sorgeva la tintostamperia Ticosa.
L’impresa multinazionale che molti anni fa si era aggiudicata il bando per l’assegnazione dell’area – l’olandese Multi, oggi di proprietà di un fondo britannico – ha formalizzato la sua seconda proposta. Confermando, di fatto, quanto era stato scritto e detto nei mesi scorsi.
In via Grandi sorgerebbero un centinaio (e oltre) di appartamenti realizzati con i fondi di housing sociale messi a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti, edifici commerciali per una superificie non superiore a 9mila metri quadrati e un numero sostanzioso di parcheggi. La Santarella rimarrebbe al Comune, che potrebbe disporne liberamente. Un’opzione che permette di chiudere subito anche la lunghissima partita della bonifica.
Cambiano completamente le contropartite indicate nel bando iniziale. Nel luglio del 2006, la Multi si era infatti obbligata a versare 14 milioni di euro per acquistare l’area su cui sorgeva la Ticosa. Due anni più tardi, all’atto della definizione della convenzione urbanistica, era stata ipotizzata la realizzazione di opere a scomputo per un valore di 37 milioni di euro.
In cambio di una possibilità edificatoria molto ampia, la Multi si era impegnata a cambiare – tra le altre cose – l’intera viabilità della parte finale della tangenziale, con l’interramento di via Grandi e il collegamento diretto con via Milano Alta.
Nel nuovo progetto di queste opere non c’è più traccia. Ed è questo uno dei punti critici del possibile accordo: come, cioè, aggirare il dettato del bando di gara senza incorrere in problemi ancora più difficili da gestire.
Ad esempio, interventi e richiami della Corte dei Conti su possibili danni erariali conseguenti alla rinuncia del pubblico alla costruzione di opere di interesse generale. Sembra invece scongiurata l’ipotesi di eventuali ricorsi dei concorrenti di Multi nel bando del 2005. Questi ultimi, infatti, non sarebbero più in attività e quindi non potrebbero vantare diritti in tal senso. Ieri mattina, nel municipio del capoluogo si sono seduti attorno a un tavolo gli amministratori di Como, i tecnici di Multi e i rappresentanti di tutti i soggetti interessati all’operazione: Regione, Fondazione Cariplo, Cassa Depositi e Prestiti.
Presente anche l’intero ufficio legale di Palazzo Cernezzi, al quale spetterà il compito più difficile: dire sì o no alla nuova Ticosa.
L’idea emersa dalla riunione come la più percorribile – e forse anche unica possibile – è la stipula di una transazione tra le parti.
Attualmente tra Multi e Comune di Como pende un procedimento amministrativo riguardante l’escussione di alcune fidejussioni. La rinuncia di entrambi al contenzioso e la firma su un accordo complessivo garantirebbe una via d’uscita senza danni.
L’unico problema è il tempo. Per non perdere i finanziamenti a favore dell’housing sociale bisogna chiudere l’intera partita entro poche settimane. Multi ha chiesto al sindaco di decidere per la metà di aprile.

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