Consiglio di Stato, Regione e Comune. I documenti e i dubbi sulla nomina di Fazio

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Le sentenze e le leggi che mettono a rischio il nuovo ruolo assegnato al dirigente

Una sentenza del Consiglio di Stato del 14 maggio 2013. La legge regionale lombarda del 14 aprile 2003. E il regolamento della polizia locale di Como.
Tre documenti secondo i quali, in realtà, il dirigente dei settori Informatica e Commercio del Comune, Giovanni Fazio, non potrebbe ricoprire il ruolo di comandante della polizia locale. Un vicolo cieco con un’unica, possibile scappatoia: l’incarico a termine e non definitivo del quale è stato investito il dirigente di Palazzo Cernezzi pochi

giorni fa. Un appiglio, questo, che deve essere stato passato al vaglio degli uffici legali del Comune almeno mille volte, poiché (senza la chiara indicazione di un incarico a tempo limitato) la nomina di Fazio risulterebbe del tutto irregolare.
In questo senso va letta la sentenza del Consiglio di Stato del 2013 in merito a una generale riorganizzazione del personale avvenuta nel Comune toscano di Follonica. Tralasciando i dettagli del caso specifico, sono interessanti i passaggi dedicati alla polizia locale. Innanzitutto, i giudici scrivono che «la nomina a comandante del Corpo non deve essere necessariamente accompagnata dall’assegnazione di una qualifica dirigenziale».
Il che farebbe cadere ogni scusa circa la teorizzata impossibilità di nominare immediatamente il vicecomandante già in carica a Como, Vincenzo Aiello, a capo del Corpo, dopo l’addio del numero uno Vincenzo Graziani.
Ma è sulla nomina di un un soggetto non facente già parte dei vigili che si legge il paragrafo più interessante. Questo perché, se, da un lato, il Consiglio di Stato afferma che «il comandante del Corpo non può che rivestire anche la qualifica di vigile, ma non appare necessario ai fini della sua nomina il previo il possesso di tale qualifica», i giudici aggiungono anche che – nel caso toscano – il dirigente nominato aveva «acquisito dal prefetto, su richiesta dell’amministrazione comunale, la qualità di agente di pubblica sicurezza». Cosa che, per la verità, nel caso comasco di Giovanni Fazio non è stata comunicata.
Altro aspetto centrale: la gestione contemporanea di un comandante della polizia locale di più incarichi, fattore a rischio di conflitti di interesse (e Fazio, ora, in qualità di comandante pro-tempore gestisce la polizia annonaria ma, al contempo, è dirigente del settore Commercio di Palazzo Cernezzi). Ebbene, nel caso di Follonica, viene ribadito che «risulta fondata la doglianza» relativa alla «incompatibilità delle funzioni di comandante con altri incarichi».
Lasciato il Tribunale, anche nei palazzi lombardi della politica sembra essere sancito l’identico principio. Basti pensare che la legge quadro della polizia locale approvata dalla Regione Lombardia il 14 aprile 2003 stabilisce (articolo 10, Titolo III) che «il Corpo o il servizio di polizia locale, ove istituiti, non possono costituire strutture intermedie di settori amministrativi più ampi, né essere posti alle dipendenze del responsabile di diverso settore amministrativo. Il comando del Corpo o del servizio è affidato a persona che assume esclusivamente lo status di appartenente alla polizia locale». Inoltre, tornando a Como, persino il regolamento comunale della polizia locale dice che «il Corpo non può costituire struttura intermedia di settori amministrativi più ampi, né essere posto alle dipendenze del responsabile di diverso settore. Il comando del Corpo è affidato a dirigente che assume esclusivamente la direzione della suddetta struttura».
Insomma, sembrerebbe emergere che un comandante di polizia locale – anche a Como – dovrebbe avere lo status di agente di pubblica sicurezza (soprattutto se scelto al di fuori dal Corpo) e non assommare altri incarichi.
Ora, il dubbio è: il solo fatto di essere un reggente pro tempore basta a considerare del tutto regolare la nomina di Fazio?

Nella foto:
Giovanni Fazio

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