Contestata l’aggravante mafiosa. Il legale: «Assurdo, ci opporremo»

Omicidio Monterosso in Appello
I giudici di secondo grado hanno confermato la pena di 20 anni per Andrea Vecchia, l’uomo di Albiolo chiamato a rispondere all’accusa dell’omicidio di Giuseppe Monterosso avvenuto a Cavaria con Premezzo il 6 maggio del 2009. Un delitto nato nell’ambito della concorrenza per il predominio del trasporto su gomma tra le due aziende, e successivo a uno sgarro che Monterosso, secondo Vecchia, fece alla sua impresa dando mandato di bruciare quattro camion. Rispetto al primo grado, tra l’altro, come

riferisce Antonio Gaziano, l’avvocato di Vecchia, «i giudici hanno contestato anche l’aggravante mafiosa. Una cosa che non sta né in cielo né in terra, in quanto la causale del delitto era assolutamente personale, ovvero il rogo dei quattro mezzi pesanti. Annuncio fin da ora che andremo in Cassazione». Secondo i magistrati dell’antimafia che condussero le indagini, prima di commettere l’omicidio Vecchia consultò le famiglie siciliane di Agrigento, ottenendo poi il via libera al delitto che, tra l’altro, non sarebbe dovuto rimanere l’unico ma, al contrario, avrebbe dovuto riguardare altri familiari di Monterosso. A interrompere la striscia di sangue arrivò però la mobile della Questura di Como. A Milano per l’Appello era in aula anche il collaboratore di giustizia che ha giocato un ruolo fondamentale nel ricostruire l’omicidio. A lui è stato concesso lo sconto da 18 a 12 anni.

Nella foto:
Una parte dei camion bruciati

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