Cronaca

Contrabbandavano in serie denaro e preziosi. Tra i 16 condannati anche due banchieri svizzeri

altLa sentenza di primo grado
(a.cam.) Tre distinte associazioni per delinquere, ciascuna con un’organizzazione e attività specifiche. Due, in particolare, erano dedite a commettere «una serie indeterminata di delitti di riciclaggio di denaro, realizzati sia mediante il trasporto clandestino di somme dall’Italia alla Svizzera, sia eventualmente mediante la successiva reintroduzione in Italia». La terza, infine, era specializzata nel contrabbando di oro.
È quanto messo in evidenza dalle motivazioni della sentenza di primo grado pronunciata nel febbraio scorso dal Tribunale di Como, in merito alla maxi-inchiesta della Procura su un giro di spalloni di valuta, oro e pietre preziose a cavallo del confine.

Sedici complessivamente le condanne: le più pesanti a due banchieri svizzeri, tra cui il manager di banca Arner, Nicola Bravetti, condannato a 7 anni e 7mila euro di multa. Ma anche ventisei assoluzioni e sette prescrizioni. L’accusa ha contestato reati come l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al contrabbando di beni provenienti da evasione fiscale.
Gli spalloni avevano come base logistica un ufficio di Chiasso visibile dall’Italia. Durante le indagini, gli inquirenti, con un semplice binocolo, hanno potuto controllare gli spostamenti degli indagati.
«Nell’ufficio si spogliavano – è quanto emerge dagli atti – indossavano una pancera e poi, rivestitisi, si mettevano alla guida delle rispettive auto per fare ingresso in Italia attraverso un valico posto nelle vicinanze, come Ponte Chiasso, Drezzo, Bizzarone e Ronago, e raggiungere poi località diverse in tutta Italia».
Nelle motivazioni della sentenza, il manager di banca Nicola Bravetti viene indicato come «promotore dell’organizzazione» e viene inoltre messa in evidenza «la fitta rete di contatti con i diversi corrieri e, soprattutto, i numerosi clienti italiani con cui aveva stretti rapporti di affari». Tra i beni per i quali è stato confermato il sequestro compaiono circa 370mila euro, 120mila dollari e 70mila sterline.
Tra le contestazioni non provate, invece, compare quella di un presunto traffico di diamanti dal confine e diretti a Padova, tanto che l’intero numero di pietre preziose è stato restituito alla società veneta che ne era la proprietaria.

Nella foto:
La dogana di Ponte Chiasso, uno dei valichi di frontiera privilegiati dal contrabbando
20 maggio 2014

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