Contrabbando di “bionde” cinesi: multe fino a 108 milioni di euro

alt La difesa: «Sono episodi sporadici, non è stato riconosciuto il reato associativo». Le stecche erano “tarocche” e riportavano il logo di altre prestigiose marche
Si è chiuso ieri il processo di primo grado: undici condanne (per un totale di 35 anni di pena) e tre assoluzioni

La legge sul contrabbando dei tabacchi prevede come pena accessoria anche una multa quantificabile in poco più di 5 euro al grammo. Va da sé dunque che, alla lettura del dispositivo della sentenza di un maxi processo per un totale di circa 37mila chili di “bionde” contrabbandate in Italia, a destare la maggiore impressione siano state appunto le pene pecuniarie. Che, udite udite, per gli undici condannati hanno toccato in totale la mastodontica cifra di 108 milioni e 464mila euro di multa. Con

un massimo, per un 44enne inglese, di 40 milioni e 560mila euro che sarebbe curioso sapere come farà a restituire.
Lui, come il 42enne di Como condannato ad una multa di “solo” 40 milioni e 600mila euro. Tornando alle pene detentive, invece, gli undici imputati sono stati condannati in totale a 35 anni e tre mesi di carcere, rispetto alle richieste della pubblica accusa che erano arrivate addirittura ad un complessivo di 82 anni.
Tra i condannati un 60enne di Olgiate Comasco (3 anni e sei mesi), un 73enne genovese (6 anni e 2 mesi), un 42enne di Como (5 anni e 4 mesi), l’inglese già citato (5 anni), un 71enne genovese (3 anni), un 64enne di Lenno (5 anni e 4 mesi), un 40enne di Gravedona (2 mesi), un 55enne di Piantedo a Sondrio (solo una multa da 200 euro), un 62enne di Tirano (9 mesi), un altro inglese di 65 anni (3 anni) e un 40enne di Ostuni, in Puglia (3 anni).
Tre invece gli assolti («perché il fatto non sussiste»), compreso un 90enne nato a Marsiglia ma di chiare origini italiane.
Gli altri usciti puliti dalla vicenda sono un 60enne di Gioia del Colle e un coetaneo di Como.
Il maxi-processo ha visto al centro dell’attenzione un traffico di stecche di “bionde” in arrivo addirittura dalla Cina, importate in Italia, stoccate in magazzini appositi tra Piemonte e Liguria, e infine destinate alla vendita in Lombardia e Puglia, ma anche sul mercato estero tra Francia e Gran Bretagna.
Sigarette non qualsiasi, verrebbe da dire, in quanto – nonostante il marchio fittizio di Marlboro, ma anche Chesterfield, Classic e Regal – sarebbero state prodotte in Cina su esplicita indicazione. Una versione che ovviamente gli imputati hanno smentito più volte in aula tramite i loro avvocati.
«Alla fine il reato associativo che era stato contestato dalla procura è stato invece dichiarato insussistente – ha commentato uno dei legali, il comasco Roberto Vitali – Si è dunque trattato di singoli e sporadici episodi di contrabbando, molti in meno infatti rispetto a quelli che erano contenuti nel capo di imputazione».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Un maxi sequestro di sigarette al confine

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