Contrabbando di cavallo: assolti

Curioso episodio in tribunale
Assolti entrambi. In quanto sapevano che quella cavalla che era stata dichiarata da riproduzione in realtà aveva corso più gare vincendone pure, ma non erano invece al corrente che dichiarare la prima cosa al posto della seconda, all’atto dell’importazione, fosse reato.
Si è chiusa senza condanne la vicenda di due imputati – rispettivamente il venditore (uno svizzero del cantone Soletta) e l’acquirente, un italiano di Busto Arsizio – finiti a processo a Como per il contrabbando della cavalla
, che ha un nome ben preciso, Gratina Ch.
La vicenda ha inizio nel giugno del 2006, quando al valico di Ponte Chiasso si presenta un van di quelli utilizzati per il trasporto di cavalli. Sul carrello c’è Gratina, venduta dal suo proprietario all’acquirente come cavallo da riproduzione e poi rivenduta a oltre 500 mila euro. Una cifra decisamente eccessiva, a meno di non trovarsi di fronte ad un campione. Ed in effetti, la cavalla un campione lo era davvero, in grado di collezionare successi in ambito internazionale. Inevitabile ne nacque una indagine in quanto le bestie da riproduzione non sono soggette al pagamento dell’11% del suo valore commerciale come tassa per l’importazione. L’ipotesi di reato si è poi trasformata in capo di imputazione per venditore e importatore, chiamati a rispondere in aula non solo del contrabbando, ma anche di falso per aver indotto in errore i funzionari doganali.
Il pubblico ministero Vanessa Ragazzi ha chiesto ieri un anno e otto mesi di pena, ma il giudice ha deciso in modo diverso e gli imputati sono stati assolti.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La vicenda finita ieri in aula ha avuto inizio al valico autostradale di Brogeda

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