Contraffazioni nel tessile: «Sigillate le collezioni dal notaio»

Lotta agli articoli “taroccati”, la concorrenza sleale getta scompiglio nel mercato
La via della seta conduce in Cina. Dalle rive del lago, il “made in Como” punta sempre di più verso il mercato del lusso dei Paesi emergenti, a partire da quelli asiatici.
E così quello che un tempo rappresentava lo spauracchio degli imprenditori serici lariani, oggi si sta trasformando in modo via via più consistente, con il passare degli anni, in un mercato da conquistare.
Alla luce del sole di un normale interscambio di natura commerciale, ogni aspetto legale viene tutelato. Resta
invece sempre viva la preoccupazione per ciò che avviene sottotraccia. Allarma infatti la presenza sempre più invadente, nel nostro mercato, di articoli “taroccati” delle più note griffes (nella foto, un agente della finanza alle prese con merce sequestrata), così come le operazioni di contraffazione dei tessuti, sia quelli prodotti che quelli stampati o semilavorati.
E nel campo della tutela del disegno e della lavorazione dei materiali, infatti, la concorrenza sleale è tutt’altro che circoscritta.
Capita sempre più spesso, a imprenditori sbigottiti, di ritrovare nelle vetrine dei negozi capi che sono l’esatta (o quasi) fotocopia di quelli che sono stati lavorati e ideati in azienda, magari a costo di notevoli sforzi in termini di progettazione, creatività e manifattura.
O peggio ancora capita di scoprire come dei falsi articoli, attribuiti in maniera errata a un’azienda, circolino liberamente sul mercato.
Una situazione di tensione che, ad esempio, proprio per quest’ultimo motivo, ha portato un’azienda comasca, leader nel settore tessile, alla clamorosa decisione di uscire da Confindustria Como.
Si tratta della Clerici Tessuto, che non si è sentita adeguatamente tutela nell’opera di sorveglianza dell’associazione.
«Non mi sento in alcun modo di poter criticare la decisione presa, perché ogni imprenditore è libero di comportarsi nel modo che ritiene più idoneo. Mi sembra, tuttavia, di poter dire che la nostra associazione vigila da sempre con efficacia su quanto avviene nel mercato». Si difende così Massimo Trabattoni, vicepresidente del Gruppo Filiera Tessile all’interno di Confindustria Como.
Altrettanto vero è che proprio il settore è sempre più minacciato da pericoli di ogni tipo.
Esiste comunque uno strumento per potersi tutelare in modo efficace sul mercato, proprio di fronte al rischio di contraffazione dei tessuti o nel caso della classica “copiatura” di modelli o disegni altrui.
«Spesso c’è chi compra del materiale da un produttore italiano – spiega ancora Massimo Trabattoni di Confindustria Como – per mantenere un alto livello di qualità, ma poi lo fa lavorare – basandosi su idee e disegni “recuperati” in chissà quale modo – in Paesi come Cina, Turchia o Romania, azzerando i costi di produzione rispetto a quelli dell’Italia, e rivendendo poi il prodotto a prezzi bassi e creando di fatto una concorrenza sleale». È così, quindi, che ricompare l’alterazione del mercato.
«Ed ecco cosa si può fare: si riporta la collezione su un cd che viene sigillato, davanti a un notaio, e messo in una busta chiusa con la dichiarazione di quanto contenuto. Per rendere il tutto più efficace, sarebbe meglio fare questa operazione prima delle fiere, il classico momento in cui spesso in molti possono prendere “spunto” da ciò che vedono», dice Massimo Trabattoni.
Inoltre, un ulteriore accorgimento potrebbe essere quello di far firmare ai clienti che chiedono campioni di quanto esposto una dichiarazione di aver preso visione della collezione.
Tutto ciò «servirà al giudice per risalire all’eventuale illecito ed emettere un provvedimento cautelare nel caso in cui un imprenditore dovesse denunciare una palese contraffazione o copiatura di prodotti», commenta Trabattoni.
Ogni anno arrivano segnalazioni di decine di casi di contraffazione in Confindustria Como.

Fabrizio Barabesi

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