Contro l’evasione più spese deducibili

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di Giorgio Civati

C’è forse una “ricetta magica” per combattere l’evasione fiscale, nel nostro Paese a cifre impressionanti? Tanto sbandierata un po’ da tutti i governi, usata troppo spesso per far quadrare i conti dello Stato ma anche come giustificazione per le molte cose che non vanno, la lotta all’evasione ha sempre dato ben pochi risultati fino a farci pensare che, in fondo, evadere, faccia parte del nostro Dna. Italiani, popolo di santi, navigatori, eroi ed evasori.

Se, dunque, il problema è anche e soprattutto di carenza di cultura e senso civico, allora una soluzione potrebbe essere quella rilanciata qualche giorno fa da Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, in un’intervista al “Corriere della Sera”.  Forse si dovrebbe puntare sul “contrasto di interessi”, ha più o meno affermato il sindacalista, ricordando che dove non arriva la paura delle sanzioni, dove non basta il senso di appartenenza a una comunità, potrebbe risultare vincente l’interesse economico. Un po’ sulla falsariga dei bonus fiscali per le ristrutturazioni edilizie, Landini ha parlato di estensione delle spese deducibili per i privati ad altri generi di lavori. L’idraulico per esempio.

Troppo semplice per funzionare? Banale, addirittura? Chissà, e comunque senza voler criminalizzare specifiche categorie come idraulici e artigiani in genere, ci pare evidente che a fronte di un vantaggio, di un interesse anche in soldoni, saremmo tutti più invogliati a far fare fattura. E quindi a far pagare le tasse in maniera più diffusa a tutto il sistema economico.

Vero, non è una gran consolazione ammettere che in Italia serve un tornaconto personale per comportarsi correttamente dal punto di vista fiscale, ma quei 110/120 miliardi di euro di evasione fiscale all’anno sono un macigno che blocca lo Stato e che comunque grava su quelli che invece pagano sempre e tutto. Metterci mano è dunque una necessità. Anche seguendo i consigli del leader della Cgil.

Resta l’amarezza per una mentalità contorta, sbagliata ma diffusa. Che magari potrà cambiare in decenni, sempre che qualcuno ci si metta d’impegno per spiegare alle nuove generazioni che la sanità, le strade asfaltate, i servizi pubblici e tutto quanto fa capo allo Stato o agli enti locali hanno un costo. Chi non lo paga, lo scarica sul vicino di casa. Intanto, dare un vantaggio al cittadino corretto può essere la strada più immediata e più realistica. Semmai, c’è da rilevare anche la stranezza di una proposta simile che arriva da un sindacalista: un rappresentante dei lavoratori, insomma di quelli che per definizione non possono evadere perché tassati a monte, in busta paga. Landini può dunque avere anche “giocato” sul consenso dei suoi iscritti, ignorando apposta categorie che il sindacato per definizione non deve rappresentare. Però l’idea resta valida. Peccato che non sembrino intenzionati a pensarci anche i politici. Troppo occupati, loro, di perdere gradimenti e consensi?

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