Coop rosse e Comune, è guerra anche sulla gestione calore

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Politica e territorio
Lettera di Renato Brenna ai consiglieri Pd: «Fermate la gara d’appalto»

Dopo la Trevitex, la gestione calore, ovvero l’appalto che permette al Comune di fissare la spesa per il riscaldamento dei 109 edifici di sua proprietà per un periodo di 9 anni.
Le Coop rosse sono di nuovo sul piede di guerra contro il Comune capoluogo, governato com’è noto da una giunta di centrosinistra. Una conflittualità che fa notizia, anche soltanto per il fatto che cade in un momento non felicissimo – dal punto di vista politico-amministrativo – per l’esecutivo alla guida di Palazzo

Cernezzi.
Se nel caso di Camerlata, lo scontro affonda le radici in tempi lontani, nella vicenda della gestione calore tutto nasce dal 2012.
All’indomani dell’insediamento della giunta Lucini, infatti, si era iniziato a parlare del nuovo bando da una quarantina di milioni con cui affidare il servizio di riscaldamento degli immobili comunali.
Un servizio sin qui nelle mani di Acsm-Agam e di Manutencoop, imprese associate tra loro proprio per questo genere di attività.
La nuova gara, cui hanno preso parte 4 concorrenti, è stata sin dal primo momento contestata dalla presidenza della LegaCoop che ha giudicato il bando «inappropriato».
Il rilievo principale ha riguardato il mancato inserimento nell’appalto di una riqualificazione degli immobili. «La nuova frontiera di questo genere di gare non è più limitata all’intervento sugli impianti per la riduzione dei consumi, ma punta al miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili», dice Renato Brenna, architetto e presidente della LegaCoop di Como e di Lecco.
Secondo Brenna, il capitolato del Comune di Como non prevede «nulla di tutto ciò. È stato scritto guardando al secolo scorso e non al futuro. E non fa riferimento nemmeno alle novità legislative introdotte negli ultimi tempi». Insomma, un bando da rifare. Ma sul quale Palazzo Cernezzi non intende fare marcia indietro. Almeno non in questo momento.
Al di là del merito, però, Brenna contesta in modo piuttosto vibrante anche il metodo scelto dalla giunta di Como.
«È da un anno che mando note, lettere, sollecitazioni, mail, segnali di fumo – dice ironicamente il presidente delle Coop rosse lariane – Sono tuttavia riuscito a parlare una sola volta con gli assessori a luglio, dopo lunghissime insistenze. Poi c’è stata qualche conversazione informale, ma mai una discussione nel merito».
La questione è diventata un caso politico quando il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Luca Ceruti, ha depositato una mozione con cui si chiede la revoca del bando.
E si è fatta ancora più impellente nel momento in cui altri consiglieri comunali hanno chiesto la convocazione dell’assemblea cittadina su tale argomento in forma «aperta», peraltro come previsto dal regolamento di Palazzo Cernezzi.
A questo punto, la LegaCoop ha scritto a tutti i consiglieri comunali del Partito Democratico, ancora una volta chiedendo di poter illustrare «nella sede e secondo le modalità che saranno ritenute istituzionalmente più appropriate, le ragioni che hanno portato la nostra associazione a ritenere superati, oltre che gravemente insufficienti nell’assicurare l’imprescindibile interesse pubblico, l’impostazione e i contenuti del bando» di gara in corso.
Una lettera, si augura Renato Brenna, che non finisca come le altre nel cestino. Una lettera a fronte della quale il presidente delle Coop rosse auspica una risposta molto rapida, visto che l’appalto è ormai in via di definizione.
«Risulta del tutto evidente – scrive infatti Brenna – che l’accoglimento della nostra richiesta con la conseguente audizione della nostra associazione e di altri eventuali soggetti ritenuti utili per la migliore definizione della posizione da assumere – esperti nel settore del modo accademico e istituzioni scientifiche di ricerca, altre associazioni imprenditoriali – per avere senso ed efficacia, debba avvenire prima della conclusione del procedimento amministrativo e della discussione in consiglio» delle mozioni.
Una speranza, quella di Brenna, che fino a questo momento non ha avuto alcun riscontro da parte dei vertici del gruppo Pd a Palazzo Cernezzi. «La gara è sbagliata, chiedo soltanto che ci ascoltino», ripete il presidente della Lega delle Cooperative.

Da. C.

Nella foto:
La sede della ex Circoscrizione di Camerlata, uno dei 109 edifici di proprietà del Comune di Como oggetto dell’appalto per la gestione del calore (foto Mattia Vacca)

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