Coppa Italia, il Como va a Marassi. Altra storica sfida con la Sampdoria

altLa Tim Cup. Due categorie dividono le squadre: sfida difficile quanto prestigiosa
Indelebile nella memoria dei tifosi il match sospeso del 1986
(a.p.) «Sfidare la Sampdoria non capita tutti i giorni e per noi è uno stimolo ulteriore per andare a Frosinone e giocare a viso aperto».
A conti fatti, mister Giovanni Colella è stato buon profeta. Perché a Frosinone il suo Como non solo ha giocato alla pari la sfida valevole per il 2° turno di Coppa Italia Tim Cup, tenendo inviolata la porta dell’ottimo Crispino per 120’ ma è riuscito a vincere ai rigori (3-1), meritandosi il diritto di presentarsi domenica prossima allo stadio Marassi di Genova, per rendere visita alla Sampdoria.

Una sfida di prestigio per il team di Colella, contro un avversario blasonato di serie A ma anche una “classica” per tutto l’ambiente azzurro che può rievocare un precedente di Coppa Italia rimasto indelebile nella storia del club lariano. 

Bisogna tornare alla stagione 1985/1986, una delle più memorabili per il Como che si classificò al 9° posto in serie A e fu protagonista di una cavalcata esaltante in Coppa Italia dove, dopo aver battuto la Juventus agli ottavi e il Verona ai quarti, per la prima volta si qualificò alla semifinale dove trovò la Sampdoria. Era il Como del tandem d’attacco Borgonovo-Cornelliusson, di un’autentica diga difensiva composta da Albiero, Maccoppi, Bruno e Tempestilli coperti da un centrocampo formidabile con Fusi, Mattei, Centi, “Mefisto” Casagrande, Todesco e l’indimenticato Dirceu. Sul fronte doriano giostrava già il talento di Roberto Mancini affiancato da tanti ex azzurri come Moreno Mannini, Roberto Galia, Alessandro Scanziani e Gianfranco Matteoli. A Marassi il 28 maggio 1986 si giocò il match d’andata con Maccoppi che regalò il prezioso pareggio al Como e la possibilità di sognare la finale. Traguardo che sembrava quasi raggiunto nella gara di ritorno giocata al Sinigaglia il 4 giugno, quando Albiero all’85’ portò in vantaggio il Como
A gelare gli entusiasmi ci pensò l’inglese Francis che pareggiò all’88’ e rese inevitabili quei supplementari poi passati alla storia per non essere mai terminati. La gara, infatti, fu interrotta sul 2-1 per il Como (siglato da Borgonovo), quando a seguito di un rigore fischiato a favore della Sampdoria l’arbitro Redini fu colpito da un oggetto lanciato dalla curva lariana: gara sospesa e 0-2 a tavolino per la Sampdoria che volò in finale (poi persa con la Roma).
A quasi 30 anni di distanza c’è chi, quella partita, non l’ha dimenticata. Come Massimo Albiero, baluardo azzurro che come detto segnò anche la rete del vantaggio al Sinigaglia: «Quella fu la più grande ingiustizia che subii nella mia carriera. Ancora oggi penso che quel rigore era molto discutibile, anzi sono convinto che senza quell’episodio avremmo vinto la partita e anche la Coppa Italia. In finale avremmo infatti incontrato la Roma che avevamo appena battuto in campionato e che sarebbe stata priva dei nazionali impegnati ai Mondiali in Messico. Insomma, non posso dimenticare quella sfida nel bene e nel male: era un grande Como, uno splendido gruppo che giocò una stagione fantastica conclusasi però con un po’ d’amaro in bocca proprio per quell’episodio».
E domenica prossima ancora per la Coppa Italia lo stadio Marassi ospiterà un nuovo Sampdoria-Como.
«Confesso che ho sempre il Como nel cuore e mi fa piacere che domenica si disputi questo remake di coppa – dice Albiero – Anche se ora ci sono due categorie a dividere le squadre voglio augurare al Como – scherza l’ex difensore lariano – di trovare magari un nuovo Albiero che possa segnare una rete importante e poi chissà?».
Intanto, dopo essere tornata ieri dalla trasferta di Frosinone, la squadra azzurra riprenderà a lavorare domani a Orsenigo in vista della gara di Genova.

Nella foto:
Amarcord, il Como nel Campionato 1981-1982 schierava già Massimo Albiero. È il primo in piedi da sinistra

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