Coppa Italia, il sogno del Como spezzato da un accendino

Calcio Como 1985-1986

Un ricordo rimasto indelebile nella memoria dei tifosi azzurri che hanno avuto la fortuna di vivere i momenti esaltanti del club lariano negli anni ’80 in serie A. Uno tra i momenti più alti della storia del Como fu la conquista della semifinale di Coppa Italia nel 1986. Oggi ricorre il 35° anniversario della partita che spense i sogni dei sostenitori azzurri
Come dimenticare Como-Sampdoria del 4 giugno 1986? Mai come in quella sera quasi estiva i lariani erano arrivati tanto vicini alla finale della competizione tricolore. Un sogno dilatato oltre il novantesimo; vanificato soltanto da un gesto sconsiderato di un tifoso nel primo tempo supplementare.
Era un Como di lusso quello del campionato 1985-19886. Ad agosto, la società aveva messo a disposizione di mister Roberto Clagluna, uomini del valore di Stefano Borgonovo, Josè Dirceu, Dan Corneliusson, Massimo Albiero. E poi ancora Pasquale Bruno, Luca Fusi, Giancarlo Centi, Stefano Maccoppi, Giovanni Invernizzi, Luca Mattei, Enrico Todesco e Antonio Tempestilli. L’avvio di stagione, in Coppa Italia, era stato sfolgorante. Gli azzurri avevano ottenuto, assieme al Torino, la qualificazione ai quarti dopo il girone iniziale, eliminando Triestina, Sambenedettese, Rimini e Varese. Sembrava il preludio a una stagione tutto sommato tranquilla, con l’obiettivo finale della salvezza.
Purtroppo però il campionato svegliò bruscamente i lariani. Un avvio stentato costò il posto all’allenatore e Rino Marchesi fu chiamato a sostituire Clagluna. Il cambio del tecnico si rivelò una medicina per i mali del Como. Gli azzurri inanellarono una serie di risultati utili strepitosi e dalla zona retrocessione arrivarono a sfiorare la qualificazione in Coppa Uefa.
Protagonista assoluto, il bomber Stefano Borgonovo, autore di 10 reti.
Le soddisfazioni maggiori arrivarono però dalla Coppa Italia. La formazione di Marchesi eliminò prima la Juventus: 1-1 all’andata e 1-0 per il Como allo stadio Sinigaglia sotto una neve battente. Poi fu la volta del Verona, che l’anno prima aveva vinto lo scudetto (2-1 al Bentegodi per i gialloblù e 3-1 per i lariani al Sinigaglia).
In semifinale l’urna riservò ai lariani la Sampdoria, società che all’epoca era molto vicina a quella lariana: i migliori giocatori del Como venivano infatti solitamente venduti al club genovese. In quella stagione vestivano la maglia blucerchiata ben cinque ex comaschi ossia Moreno Mannini, Roberto Galia, Gianfranco Matteoli, Alessandro Scanziani e Pietro Vierchowod.
Nella gara d’andata a Genova Stefano “Bobo” Maccoppi pareggiò la rete di Fausto Salsano.
La sera del 4 giugno, in un Sinigaglia gremito, la Sampdoria, costretta a vincere, si trovò di fronte una diga. All’85’ una rete di Albiero fece esplodere lo stadio lariano. La finale sembrava certa (al Como, peraltro, sarebbe bastato lo 0-0). Ma la gioia durò 2 minuti. Un guizzo dell’inglese Trevor Francis spense ogni entusiasmo e riportò il doppio confronto in parità. Supplementari.
Borgonovo al 96’ fece nuovamente illudere il Como segnando il 2-1. Un minuto dopo il “fattaccio”. Il signor Giancarlo Redini di Pisa, arbitro dell’incontro, concesse però un rigore alla Sampdoria dopo un minuto per un atterramento di Maccoppi sul centravanti avversario Giuseppe Lorenzo.
La squadra di Eugenio Bersellini non riuscì mai a calciarlo. Il Sinigaglia contestò duramente il direttore di gara e un oggetto piovuto dalle tribune (si dice un accendino) colpì Redini al capo.
Il direttore di gara decise per la sospensione e mandò tutti negli spogliatoi. Il 2-0 a tavolino promosse la Sampdoria. E svegliò bruscamente i comaschi da un bel sogno chiamato Coppa Italia.
La Roma vinse poi in finale per 2-0 in una gara che comunque poteva essere alla portata dei lariani, visto che nei giallorossi mancavano cinque giocatori di spicco, convocati ai Mondiali del Messico.
Una curiosità, infine, proprio su quei Mondiali: l’allora commissario tecnico Enzo Bearzot aveva chiamato Stefano Borgonovo e gli aveva anticipato l’intenzione di convocarlo. Ma alla fine, per la gratitudine legata alla vittoria del 1982, gli preferì Paolo Rossi, che però era nella fase calante della sua carriera e non al meglio della condizione. Infatti in quella spedizione non fu mai schierato.

Nella foto in alto, una formazione della stagione 1985-1986

Rino Marchesi
Mister Rino Marchesi

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