Cronaca

Coppie di fatto, la mozione divide il centrosinistra

altIl documento ancora bloccato dalle divisioni. Favorevoli Paco-Sel, giovani e sinistra del Pd. Molto scettici Legnani e il sindaco Lucini
Con il senno di poi, forse, l’annuncio dato dalla coordinatrice cittadina di Paco-Sel, Celeste Grossi, nel giorno della presentazione delle liste regionali e nazionali per le imminenti elezioni, è stato un po’ azzardato. Era il 19 gennaio scorso e la comunicazione non lasciava margini di dubbio: «A breve il nostro consigliere Luigino Nessi presenterà una mozione per il riconoscimento delle coppie di fatto (peraltro, identico documento presentato dal consigliere di Adesso Como, Alessandro Rapinese, è già iscritto all’ordine del giorno dell’aula, ndr). Nessi ha già informato i colleghi della maggioranza di centrosinistra». La buona

volontà, però, spesso non basta. Ed esattamente 10 giorni dopo quelle parole, il silenzio assoluto calato sull’iniziativa ha destato più di qualche dubbio. Confermato, senza nemmeno troppe difficoltà, da una rapida consultazione tra i principali attori della vicenda.
La sintesi, dunque, è presto fatta: la mozione per istituire il registro della coppie di fatto, etero e omosessuali, a Palazzo Cernezzi arriverà. Ma soltanto quando sarà sanata l’attuale frattura politica tra i consiglieri di centrosinistra.
Pur con i toni soft che gli sono congeniali, una conferma arriva direttamente dall’annunciato estensore della mozione, il consigliere Luigino Nessi (Paco-Sel).
«Sull’argomento ci stiamo confrontando in maggioranza – dichiara Nessi – La nostra proposta vuole essere un’opportunità, non qualcosa che crei divisioni. Ci sono pareri favorevoli e pareri contrari. Noi vogliamo arrivare a un documento costruttivo».
Chi invece non ha alcun dubbio sulla necessità che si arrivi in tempi rapidi ad istituire il registro comunale per “sancire” le coppie di fatto – al di là di ogni orientamento sessuale – è Andrèe Cesareo (26 anni), consigliere comunale e coordinatrice delle donne del Pd. «Io non sono una ex democristiana – esordisce con un pizzico di pepe la Cesareo – e chi mi conosce sa bene che sostengo questa iniziativa. Non avrei avuto alcun problema ad appoggiare addirittura una delibera, documento politico più impegnativo di una mozione, ma questo è un aspetto secondario. È vero che nel centrosinistra vi sono anche pareri contrari, anche per una questione di tempistica, ma primo o poi il tema arriverà sicuramente in consiglio comunale». Non specifica, la Cesareo, cosa intenda per “tempistica”, ma il senso sembra piuttosto semplice da cogliere: forse, sotto elezioni, un tema non proprio popolare come le coppie di fatto etero e gay non è l’ideale per una discussione pubblica. O, almeno, non lo è per la parte più vicina alle posizioni (poco favorevoli al tema) dell’ala cattolica dei democratici.
I fronti di pro e contro, comunque, sono abbastanza frastagliati. Risulta, per esempio, che il giovane consigliere Guido Rovi (28 anni, Pd) e il socialista Vincenzo Sapere siano schierati a favore della mozione. Mentre su posizioni decisamente “prudenti” siano lo stesso sindaco di Como, Mario Lucini (ex Margherita) e il capogruppo del Pd, Stefano Legnani (anch’egli ex Margherita). Ques’ultimo, ieri, è stato glaciale: «In realtà della mozione di Nessi ho saputo solo dai giornali. Comunque, il tema non è nel programma della maggioranza, quindi servirà un ampio confronto. Peraltro, la mozione potrà avere un significato più che altro simbolico, perché è il Parlamento che può legiferare su questi temi. Credo che un registro comunale nulla potrà aggiunge o togliere alla situazione attuale»
Ma cosa cambierebbe con l’approvazione del consiglio comunale della mozione di Paco-Sel (o quella di Rapinese)?
Oltre ad allargare il concetto di famiglia anche alle coppie eterosessuali o omosessuali non sposate, il o la convivente diventerebbe a tutti gli effetti “familiare”. In termini pratici, chi è iscritto al registro può – a titolo di esempio – accedere ai sussidi comunali, iscriversi alle graduatorie per ottenere una casa popolare o avere gli stessi diritti di chi è sposato per iscrivere i bambini a scuola o all’asilo. Il modello di riferimento è quello di Milano, dove la scorsa primavera il consiglio comunale ha approvato una mozione di Sel molto simile a quella che potrebbe essere discussa a Palazzo Cernezzi.

Emanuele Caso

Nella foto:
La mozione sull’istituzione del registro per le coppie di fatto sarebbe già dovuta approdare in consiglio comunale ma è bloccata
29 Gennaio 2013

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