Ninni Corda torna a Como: «Non posso perdere a casa mia»

1ninniL’ex allenatore del Como, che proprio ieri ha compiuto 40 anni, domenica torna sul Lario alla guida del Savona

Domenica prossima torna a Como da avversario, a sfidare la squadra di cui rimane sempre un grande tifoso. Ninni Corda, allenatore del Savona, ha guidato per un anno gli azzurri. E fu una esperienza indimenticabile: nella stagione 2007-2008 fu il mister dei lariani in serie D. Alla guida del Como conquistò la promozione in C2 – dopo anni nell’inferno dei dilettanti – e la Coppa Italia di categoria. La grinta sua e della sua squadra sono ancora bene impresse nei tifosi, che non hanno mai nascosto

la stima nei confronti del tecnico sardo. Corda proprio ieri ha compiuto quarant’anni e ha festeggiato con la moglie Marta e le due figlie, Beatrice (5 anni e mezzo) e Rebecca (2).
«Non posso perdere a Como – esordisce Ninni Corda – considero lo stadio Sinigaglia come casa mia».
Intanto lei arriva sul Lario con la sua squadra al quarto posto e con due punti in più del Como.
«Questo campionato per noi è un sogno. Siamo una squadra che vive alla giornata con una società che ha la parità di bilancio, cosa rarissima, o forse unica in Lega Pro. E ritrovarci così in alto era una situazione inaspettata all’inizio dell’anno. Anche domenica scorsa abbiamo tenuto testa alla Cremonese, pareggiando 1-1: una squadra che ha una rosa costruita con investimenti elevatissimi, si sa».
E ora quali sono i vostri obiettivi?
«Non dobbiamo fare calcoli. Noi dobbiamo vivere alla giornata, poi alla fine tireremo le somme. E poi il girone di ritorno sarà più difficile rispetto a quello di andata».
Di fronte al suo Savona ci sarà un Como reduce dallo stop con l’Alto Adige.
«Una sconfitta arrivata dopo dieci risultati utili consecutivi – dice Corda – Ma ci può stare, visto che anche l’Entella è stato battuto dal Lumezzane, oltretutto in casa. A Bolzano, poi, gli azzurri hanno giocato molto bene per 70’ e, a essere sinceri, non mi è piaciuta la situazione del terzo gol del Bolzano, con due calciatori del Como a terra. Situazione antipatica».
Per aggiornamento professionale, ma anche per affetto, il Como la segue sempre da vicino.
«Certamente. Non posso, prima di tutto, dimenticare all’andata la dimostrazione di affetto dei tifosi azzurri. Ho già detto che per me lo stadio Sinigaglia è come una casa. E poi, oggettivamente, quella del Como è una bella rosa, con grandi attaccanti come Lenoci, Defendi e Perna. Per noi domenica non sarà una gara facile».
Facciamo un piccolo amarcord. Del suo anno in riva al Lario che cosa preferisce ricordare?
«Prima di tutto il rapporto con i tifosi e con la città. E poi, ovviamente, anche i risultati: un torneo concluso con un’attesissima promozione e la vittoria in Coppa Italia».
L’addio fu brusco, però; quando si dava per scontata una conferma, Antonio Di Bari preferì chiamare Corrado Cotta, che poi, per gli scarsi risultati ottenuti, fu esonerato.
«Io pagai per il rapporto incrinato fra Enzo Angiuoni e Antonio Di Bari. Quando Angiuoni, che mi aveva voluto al Como, andò in minoranza, io fui sollevato dall’incarico. Ovvio che la cosa mi sia dispiaciuta, ma posso capire come, in quel contesto, fosse una soluzione scontata».
Ma lei ha già detto che, in senso buono, con il Calcio Como ha un conto aperto e che non le dispiacerebbe tornare sul Lario.
«Lo posso confermare. Ovviamente nel rispetto del Savona, che è il mio attuale club, e di Giovanni Colella, che guida ora gli azzurri. Ma dico che un giorno, se dovessi essere richiamato, tornerei molto volentieri a completare un lavoro che ora considero incompiuto».
Lei, peraltro, ama tornare come turista dalle nostre parti.
«Como è una città bellissima e mi piaceva un po’ tutto, passeggiare per il centro, vedere il lago, andare al ristorante. Due mesi fa sono venuto con la mia famiglia e sono andato a mangiare a Cernobbio; mi ha fatto piacere salutare dei tifosi che mi hanno riconosciuto. Anche sabato pomeriggio penso di fare un giro in centro e sarei felice di salutare i sostenitori lariani che incontrerò».
Per lei, al di là di tutto, sarà comunque una bella emozione.
«Sicuramente. Quando torno a Como mi vengono in mente tutti i ricordi di un anno che per me è stato intenso. E, alla fine, trovo gente che mi vuole bene, che è quello che più conta. Perché, al di là dei risultati sportivi, mi fa piacere essere stato apprezzato come persona. Guadagnarsi l’affetto della gente non è mai facile ed è una cosa meravigliosa per me, che sono di Nuoro e mi sono fermato solo un anno, sentirmi come a casa».
E infatti a un certo punto lei voleva trasferirsi.
«È vero – conclude Corda – A un certo punto stavo cercando una abitazione sul Lario perché volevo che diventasse la mia residenza fissa. Poi la cosa è saltata, ma Como rimane un posto fantastico».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Momenti al Como
Sopra, a sinistra, Ninni Corda con l’ex presidente Enzo Angiuoni. In alto, la sua squadra festeggia all’ultima giornata le vittorie nel campionato di serie D e in Coppa Italia. A destra, il mister saluta i tifosi; a sinistra, gioia dopo la decisiva vittoria con la Tritium

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