Coronavirus, 443 persone denunciate negli ultimi 7 giorni

posto di blocco carabinieri

Sette giorni di controlli, 443 persone denunciate. In tre casi sono stati accertati reati più gravi ed è scattato l’arresto. Sono gli sconfortanti risultati delle operazioni eseguite dalle forze dell’ordine. Purtroppo i numeri segnalano una realtà critica, ovvero il fatto che il messaggio di restare a casa fatica ancora ad essere rispettato nonostante l’allarme sanitario.
I dati si riferiscono ai sette giorni compresi tra sabato 21 e sabato 27 marzo e indicano una media di 63 persone trovate in giro senza avere autorizzazione ogni giorno. Il numero complessivo delle operazioni di controllo eseguite è invece stato di 19.892. In aggiunta va segnalato anche l’arresto di 3 persone.
Proseguono dunque i controlli sul territorio eseguiti in collaborazione da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie locali. Controlli messi in essere anche dai militari dell’Esercito italiano.
I posti di blocco, solitamente posizionati lungo le arterie principali e nei punti di ingresso in città, vengono utilizzati per cercare di intercettare i flussi più consistenti di veicoli e di persone a piedi e per monitorare la situazione. Gli accertamenti sono stati concentrati anche sulle attività commerciali. Sono infatti stati controllati 1.187 negozi e attività commerciali e le infrazioni alle restrizioni previste sono state sette. Con l’ultimo decreto, il Governo ha sostituito la denuncia per la violazione dell’articolo 650 del codice penale con la sanzione amministrativa da 400 a 3mila euro. Chi si muove senza comprovati motivi avrà dunque l’obbligo di versare subito la somma prevista. Inoltre, se il mancato rispetto delle misure avviene attraverso l’utilizzo di un veicolo, le sanzioni sono aumentate fino a un terzo. Si può però ottenere una riduzione del 30% se si paga entro 30 giorni dal verbale. E se la violazione della stessa disposizione viene ripetuta una seconda volta, la sanzione viene raddoppiata. Misure severe per chi si allontana da casa ed è sottoposto a quarantena perché risultato positivo al Covid-19. In questo caso, il decreto prevede l’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5mila euro, salvo che il fatto costituisca un più grave reato e dunque un delitto colposo contro la salute pubblica punito dall’articolo 452 del codice penale con la reclusione fino a 12 anni.
Va infine ricordato come siano tre i motivi previsti per potersi allontanare da casa: comprovate esigenze lavorative; assoluta urgenza; situazione di necessità (per spostamenti all’interno dello stesso comune o che rivestono carattere di quotidianità o che, comunque, siano effettuati abitualmente in ragione della brevità delle distanze da percorrere); motivi di salute. Ma quasi la metà dei comaschi – la cifra è del 45% – si continua a muovere anche con la stretta sulle misure del Coronavirus.
Il dato è stato ricavato dall’analisi degli spostamenti effettuati attraverso il movimento degli smartphone (passaggio da una cella all’altra). La percentuale della provincia di Como, pur in calo, è molto più alta rispetto alla media lombarda, come ha spiegato nelle ore scorse il vicepresidente di Regione Lombardia, Fabrizio Sala. L’invito è dunque sempre il medesimo: restare a casa e uscire solo in casi reale bisogno.



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