Coronavirus, in Svizzera si pensa a un secondo, parziale lockdown

Dogana di Ponte Chiasso, frontiera, confine con la Svizzera

L’evoluzione del contagio al di là del confine porta gli svizzeri a temere un secondo lockdown. Un pensiero che preoccupa gran parte della popolazione elvetica. Le nuove misure per il contenimento della diffusione del Coronavirus, introdotte lunedì scorso dal Consiglio federale, dovrebbero dare i primi frutti durante questa settimana, ma nel frattempo la situazione epidemiologica in Svizzera continua a peggiorare.
Domani gli esperti potrebbero decidere di introdurre nuove limitazioni, comunque diverse da un lockdown totale: si parla infatti di slowdown, un rallentamento a livello nazionale, sulla scia di quanto fatto dall’Italia. Misure sulle quali inevitabilmente il mondo economico invita alla calma.
Resta da capire se in questi provvedimenti sarà o meno inserita la mobilità transfrontaliera. I comaschi e i residenti negli altri territori di confine seguono con attenzione gli sviluppi, alla luce di quanto vissuto al primo lockdown con la chiusura delle dogane, provvedimento che però non ha coinvolto i lavoratori frontalieri.
I nuovi casi
I numeri forniti dalle autorità elvetiche relativamente alla giornata di ieri indicano 147 nuovi contagi in Ticino, per un totale di 5.987 persone positive dall’inizio della pandemia. Nessun decesso, il bilancio è fermo a 356 vittime. Le nuove ospedalizzazioni sono state 15, per un numero globale di 80 persone ricoverate, sei delle quali in terapia intensiva. Il tasso di positività dei test, aggiornato però al 24 ottobre, è del 17%.
Eventi e attività
Intanto oltreconfine, in attesa di nuove eventuali disposizioni, non si fermano le fiere e gli eventi. Il Lago di Como e il Ceresio, ad esempio, si sono uniti per presentarsi a “I Viaggiatori”, la fiera dedicata al turismo in programma dal 30 ottobre al 1° novembre al Polo fieristico di Lugano. Un’edizione particolare che ha visto il turismo in netta flessione per gli arrivi degli stranieri che, soprattutto per il Lario, erano la prima voce economica. Informazioni confermate anche dall’istituto di ricerca regionale Polis Lombardia, secondo il quale sono i turisti italiani ad avere scelto per le loro vacanze le località lombarde, con una predilezione per il Garda e il Lago di Como.
L’estate appena trascorsa ha premiato anche il Ceresio in base all’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi e statistica della Camera di Commercio di Varese.
«I valori legati alle presenze turistiche, che evidenziano una netta crescita, hanno sicuramente dato fiducia agli operatori i quali, all’inizio della stagione, non credevano di riuscire a compensare le perdite – commenta il vicepresidente dell’Autorità di Bacino lacuale del Ceresio, Giovanni Bernasconi – Noi crediamo molto nella promozione, ma soprattutto nel dare univocità al territorio come destinazione turistica».

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