Coronavirus, la riflessione del medico-scrittore Andrea Vitali

Andrea Vitali

Il medico scrittore lariano Andrea Vitali, che uscirà a breve con un nuovo romanzo, affida al sito Libraio.it le sue riflessioni sul coronavirus in un intervento ambientato nella sua Bellano. “C’è chi afferma – scrive – che la colpa di tutto sia da attribuire a uno che ha mangiato un pipistrello, e buon appetito! Gli ribatte un altro affermando che il virus in oggetto è scappato da qualche misterioso laboratorio sotterraneo, sfuggito facilmente stante le sue infinitesimali proporzioni, a chi se lo stava coccolando. S’alza però un altro parere poiché, se è vero che a introdurlo in Italia è stato un tedesco è probabile che sia una vendetta visto che ai mondiali li abbiamo quasi sempre battuti”. “Comunque sia arrivato, si inserisce – prosegue Vitali – una nuova voce con intenti di mediazione, conviene stare all’occhio, e fa il gesto di portarsi il dito a quello destro. No, alt, fermo!, si leva un grido. Toccarsi gli occhi è una tra le cose da non fare. Giusto! Quello si blocca e poi rimedia con altro gesto apotropaico che provoca qualche risata. Mano alla bocca gente se ridete! Meglio nella piega del gomito, chiosa qualcuno. E via di questo passo”. Vitali ambienta il suo discorso “nella piazza del paesello” dove “si sta bene, l’aria è serena, il cielo azzurro, il lago calmo. Ciò non significa però che si stia tranquilli visto che anche da queste parti LUI ha da poco fatto la sua comparsa. Virale, il Corona, familiarmente detto, compare anche nei commiati. “Salutami il Corona se lo vedi”. Un poco di ironia non ci sta male, alleggerisce il carico di questi giorni. Scherzando, pur a debita distanza, ci si dà forza uno con l’altro e si ricaricano le pile della vigilanza”. E invita a prendere esempio dal monumento di un altro insigne scrittore bellanese. “Rispetta la distanza di sicurezza stante l’altezza del basamento, tiene le mani una nell’altra, ben strette, segno che non ha alcuna intenzione di allungarle ad alcuno. E il capo è chino, postura di colui che si è dotato di santa pazienza, non programma spostamenti, osserva regole eccezionali e attende che la bufera passi. Insomma pare che anche lui abbia compreso la situazione e si sia adeguato. D’altronde è Tommaso Grossi, intimo del Manzoni, che di certi momenti critici ha raccontato i pericoli. Quelli veri, ma anche quelli infondati dovuti a malsane fantasie”.  

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