Corpo seppellito sul Cornizzolo: oggi si è aperta la Corte d’Assise

. Eupilio, via cornizzolo, area boschiva ritrovamento cadavere delimitata dai carabinieri..

«Portalo giù se riesci». «Mi ha detto che non si muove». «Impara bene la via». «Lo nascondo o te lo porto giù?». «No, portamelo giù». Lo scambio di messaggio al telefono, secondo la tesi dell’accusa, avrebbe avuto come interlocutori Edmond Como e Arjan Drekaj, albanesi, indagati dalla Procura lariana per l’omicidio di Besnik Metaj, albanese pure lui (di 42 anni) residente a Vittorio Veneto, Treviso. Quest’ultimo, con traffici nel mondo degli stupefacenti a 350 chilometri dal Comasco, fu ritrovato seppellito sotto terra nei boschi che costeggiano la strada che conduce al Cornizzolo, nel territorio comunale di Eupilio.

In tribunale, è iniziata la Corte d’Assise con in aula solo Edmond Como, visto che il presunto complice verrà giudicato in Abbreviato. L’ipotesi del pm Simona De Salvo è che Metaj sia stato ucciso per un credito di droga che aveva nei confronti di Como.
Il movente sarebbe infatti proprio da ricercare in decine di migliaia di euro di cocaina e marijuana provenienti dall’Albania che l’acquirente non era più in grado di saldare. Da qui – secondo la tesi della Procura – la decisione di far fuori chi l’aveva fornita, attirandolo in un tranello. E lo scambio di messaggi, riportato in apertura dell’articolo, fa riferimento a un viaggio dal Lario al Veneto da parte di Drekaj, con l’intenzione di stanarlo.

L’obiettivo non fu però raggiunto, perché Metaj si era nascosto, non perché temesse di essere ucciso ma perché temeva di essere catturato. Solo qualche giorno prima infatti una grossa fornitura che aveva venduto a due rumeni (30 chili di marijuana) era stata intercettata dalla Finanza a Pordenone.
Insomma, Metaj credeva di essere sotto la lente degli inquirenti – ed in effetti lo era, visto che su di lui c’era una indagine della Dda di Venezia ed era sotto intercettazione – e per questo si era nascosto in casa di un amico, complicando però il piano di chi voleva eliminarlo.

Il 42enne albanese scomparve il 5 marzo del 2017, in una domenica. Da quel momento di lui non si ebbero più notizie almeno fino a quando, il 2 aprile, un gruppo di ragazzi che stava effettuando la pulizia del bosco a Eupilio vide spuntare dalla terra delle ciocche che si pensava potessero essere i resti di un animale. In realtà in quella buca, in un punto poco visibile per chi percorreva la strada, c’era il corpo di un uomo nudo e in posizione fetale. Ieri, in aula, hanno parlato i carabinieri che avviarono le indagini, l’ex comandante della stazione di Erba Luciano Gallorini, il comandante del Reparto operativo di Como Andrea Ilari e il comandante del Nucleo Investigativo Nicola Darida.

Si è parlato del ritrovamento del corpo in un sentiero che corre poco sotto la via che porta al Cornizzolo («era in una buca lunga 160 centimetri, alta 60 e profonda 90») e di come si giunse a collegare Como con Metaj: «Arrivò da noi il fratello dicendo di avere letto su un giornale del ritrovamento di un cadavere – ha raccontato Ilari – Sapeva da connazionali che doveva vedersi con Como».

Ma sul gruppo di albanesi, come detto, stava indagando anche la Dda di Venezia per un traffico internazionale di stupefacenti. I telefoni insomma erano controllati.
Dopo il tentativo andato a vuoto il 3 aprile 2017, fu proprio Edmond Como, secondo la Procura, a raggiungere il Veneto per prelevare la vittima, attirandola in un tranello. Como infatti gli avrebbe fatto credere che una partita di droga venduta a un italiano non era stata di suo gradimento perché ritenuta di scarsa qualità. «Domenica sarò tutto il giorno a disposizione», scriverebbe Como in un messaggio, proponendo un incontro con Metaj raggiungendolo in Veneto. È l’ultimo giorno in cui il 42enne viene visto vivo. Metaj accetta l’incontro. Si fa dire il nome della macchina con cui arriverà, proprio quella che era in uso a Edmond Como in quei giorni.

Alle 12.12 di domenica 5 aprile l’uomo ora a processo manda un messaggio alla vittima: «Sono al parcheggio». «Bene», è la replica. Poi altre telefonate ad amici, mentre le celle intercettano lo spostamento di Metaj dal Veneto alla Lombardia. Almeno fino all’altezza di Brescia, quando di lui non si hanno più notizie. La successiva, sarà il suo ritrovamento, nudo, in una buca scavata «nella terra dura» del Cornizzolo. Si tornerà in aula tra due settimane.

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