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Corpo seppellito sulla via per il Cornizzolo: l’omicidio a giugno in Corte d’Assise

Finirà davanti alla Corte d’Assise di Como, nel mese di giugno, l’omicidio di Besnik Metaj, albanese di 42 anni residente a Vittorio Veneto (Treviso), il cui corpo era stato ritrovato seppellito nel bosco ai margini della strada che da Eupilio sale verso il Cornizzolo. La pm Simona De Salvo ha infatti chiesto il giudizio immediato e non sono state presentate istanze per riti alternativi. Lo sbocco, inevitabile, è dunque la Corte d’Assise che sarà presieduta da Valeria Costi. A processo, in attesa che venga definita anche la posizione di un presunto complice appena estradato dalla Germania, ci sarà Edmond Como, albanese che in passato abitava a Ponte Lambro (45 anni) e che era già finito nell’ambito delle indagini dell’operazione “Infinito” che sgominò le cosche calabresi della ’ndrangheta attive in Lombardia. Il movente dell’omicidio sarebbe da ricercare in un grosso debito di droga – decine di migliaia di euro di cocaina e marijuana dall’Albania – che gli acquirenti non erano più in grado di saldare.Così, la soluzione trovata sarebbe stata quella di attirare il creditore in un tranello e ucciderlo con tre colpi di pistola alla testa, esplosi al termine di una esecuzione. Delitto che sarebbe avvenuto tra le province di Como e Monza il 5 marzo 2017.La vittima, Besnik Metaj, con traffici nel mondo degli stupefacenti a 350 chilometri dal Comasco, fu poi trasportato fino ai monti del Triangolo Lariano e seppellito nei boschi che costeggiano la strada che conduce al Cornizzolo. A scoprire il corpo, il 2 aprile 2017, fu un gruppo di ragazzi che stava effettuando la pulizia del bosco a Eupilio.I giovani videro spuntare dalla terra delle ciocche che pensavano potessero essere i resti di un animale. In realtà in quella buca, in un punto poco visibile per chi percorreva la strada, c’era il corpo di un uomo nudo e in posizione fetale. Le indagini scattarono immediatamente, condotte dai carabinieri del Reparto Operativo di Como. Un lavoro che è andato a intrecciarsi con una inchiesta – aperta dalla Dda di Venezia – per un traffico internazionale di stupefacenti in mano alla malavita albanese.

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