Sport

Corrado: «Il futuro rimane roseo» Marzorati: «Meglio andare a Desio»

Le opinioni – Parlano i tifosi illustri
L’imprenditore Petazzi: «Dobbiamo tornare a essere outsider»
«Sono convinto che, con l’impegno della famiglia Cremascoli, il futuro rimanga comunque roseo». Parole di Alessandro Corrado, presidente della Pallacanestro Cantù fino alla scorsa stagione e ora tifoso, sempre in prima linea, della squadra brianzola.
«In questo momento c’è grande dispiacere per l’eliminazione – afferma ancora Corrado – ma purtroppo la Bennet è arrivata male a a gara 5, con una squadra stanca che ha pagato pesantemente le assenze di giocatori importanti come Micov e
Shermadini».
A chi è preoccupato per le prospettive future, dopo una stagione così deludente, Alessandro Corrado ribatte: «Io mi sento tranquillo; ribadisco di avere grande fiducia rispetto all’impegno e alla passione degli attuali proprietari della società».
Per quanto riguarda il discorso del palazzetto, con il ballottaggio tra Cucciago e Desio, l’ex presidente sottolinea: «Io penso che alla fine la squadra rimarrà nella sua casa. Magari ci si potrà trasferire a Desio in occasioni di partite importanti, quelle da “tutto esaurito”. Ma allo stesso tempo c’è un dato su cui riflettere. Sabato scorso, in occasione di gara 5, il palazzetto non era pieno. In una fase di crisi come questa non è poi così scontato che anche per le gare di cartello gli spalti si riempiano. E anche questo è un elemento che fa pensare».
Pierluigi Marzorati, storico capitano di Cantù e presidente del Coni regionale, condivide gli interrogativi che sono sulla bocca di tutti. «La mancanza di uno sponsor è un problema – spiega – e l’uscita nei quarti in questo modo certo non aiuta. Ma, allo stesso tempo, devo dire che alla squadra non mi sento di muovere contestazioni, soprattutto se penso alla professionalità e all’abnegazione che hanno messo i giocatori in questa stagione».
Per quanto riguarda la questione del palazzetto, Marzorati si schiera nettamente a favore di Desio. «Soprattutto se verrà costruita una formazione di vertice – dice – A quel punto non si potrà più prescindere dal trasferimento, perché serve un impianto differente dal Pianella che in questo momento piace soprattutto alla Federazione, considerando le tante multe che vengono comminate alla società per il comportamento dei tifosi».
«Se si vuole migliorare – conclude – occorre una struttura differente in attesa di quella nuova che sta nascendo a Cantù. Del resto, anche in America una volta c’era la capanna dello zio Tom e oggi ci sono i grattacieli».
«Se fossi nella famiglia Cremascoli io farei un passo indietro – dice Paolo Petazzi, imprenditore, amministratore di Cinelandia e sponsor del club brianzolo – Pur mantenendo la squadra, farei tornare Cantù alla sua tradizione, quella di essere una formazione outsider. Facendo un paragone automobilistico penso a un Maggiolone che va a rompere le scatole alla Ferrari».
Quindi una squadra con qualche stella in meno: «Ma solida e grintosa, un po’ come Sassari in questa stagione. Del resto, il livello del campionato italiano non mi sembra altissimo e penso che le possibilità per essere ai vertici, con qualche investimento in meno, ci siano comunque».
Per quanto riguarda la possibilità che le partite di Cantù possano spostarsi a Desio, Petazzi non ha dubbi: «Si deve rimanere a Cucciago, perché in quell’impianto l’appassionatissimo pubblico è davvero il sesto uomo».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Alessandro Corrado
29 maggio 2012

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