Corruzione e falso nelle patenti, in 24 dal giudice

Vista esterna Motorizzazione civile

La Procura chiude una parte consistente della maxi inchiesta

La Procura di Como ha inviato al giudice per l’udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio per una parte consistente ed importante del maxi fascicolo relativo alle presunte attività di corruzione e falso legate a un funzionario della Motorizzazione civile – Antonio Pisoni, 62 anni – e ad alcune autoscuole della provincia di Como.

L’udienza è stata fissata nel mese di maggio. Il pubblico ministero, Massimo Astori, che ha condotto l’inchiesta con il supporto della Polizia stradale, contesta anche l’associazione per delinquere in capo allo stesso funzionario e ad alcuni soci di due autoscuole, la “Catelli” e la “Luigi” (in tutto sei persone).

Secondo il sostituto procuratore, si sarebbero associate tra loro per commettere una serie indeterminata di delitti come la corruzione, il falso in atto pubblico, il falso nelle certificazioni amministrative, il tutto per favorire e agevolare le due autoscuole «in pregiudizio alle altre estranee all’accordo». Esisteva, secondo il pm, un tariffario predeterminato fatto non solo di soldi ma anche di pieni di benzina, acquisti di generi alimentari, cene e tagli di capelli. Contestazioni che vanno dal 2010 al 2017. I presunti favori portavano alla «promozione garantita della quasi totalità dei candidati», al «superamento veloce e irregolare dei controlli periodici di revisione dei veicoli», al «disbrigo veloce delle pratiche amministrative», eccetera. Nella richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Como, figurano però molti altri nomi, in tutto 24. Sono infatti relativi ad una serie di presunte corruzioni e reati di falsi che avrebbero portato al rilascio di centinaia di patenti e rinnovi per l’abilitazione al trasporto in forma professionale di merci e persone. In questo caso, le autoscuole coinvolte sarebbero la “Luigi” e la “Albini”.

Tra le patenti ottenute con un metodo ritenuto dall’accusa illegittimo, figurano anche 73 dipendenti-autisti della Parmalat. L’azienda non è però coinvolta nelle indagini.

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