Così Elena Nuozzi celebra Calvino

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L’artista nella rete

Con l’artista comasca Elena Nuozzi, ai 140 caratteri di “Twitteratura” si è affiancata l’illustrazione. Immagini evocative diventano sintesi dei contributi dei followers. Elena Nuozzi è stata infatti coinvolta nella riscrittura de Le città invisibili, il romanzo allegorico tra i capolavori di Italo Calvino (#invisibili).
Originaria del Molise ma lariana d’adozione – vive a Como da oltre dieci anni – Elena Nuozzi ha una formazione psico-pedagogica e ha lavorato tra l’Italia e la Svizzera

su progetti per l’infanzia e negli ambiti psichiatrico e carcerario.
Dopo il Master “Ars in Fabula” all’Accademia di Belle Arti di Macerata, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla pittura e all’illustrazione. Ha collaborato con diversi editori (tra cui Einaudi, la casa editrice dove lavorò Calvino) e ha una cattedra di “Design del gioiello” allo Ied di Milano. Insieme ad altri creativi comaschi anima lo spazio “Cortile 105” di viale Lecco, un angolo della vecchia Como divenuto officina di idee (dall’arte alla fotografia, dalla scultura all’architettura).
«Ho conosciuto Paolo Costa a Como la scorsa estate – racconta – ed è nata l’idea di valorizzare i tweet delle “Città invisibili” utilizzando anche un linguaggio grafico. Abbiamo pensato a due uscite settimanali (la prima illustrazione, “Anastasia” – nella foto – è già on-line), in occasione delle quali io non interpreto il testo originale di Calvino, ma mi faccio suggestionare dai tweet della comunità che commentano i vari capitoli delle “Città invisibili”.
«Dai commenti ad “Anastasia” (“città bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni”, scrive Calvino) sono scaturite immagini molto oniriche – spiega Elena Nuozzi – Quello che gli utenti hanno più sottolineato è la città che cresce in modo concentrico come i cerchi d’acqua che s’allargano all’infinito. “Anastasia” è un testo difficile da “fermare”, tanto è affascinante quanto è liquido e indecifrabile. Lavorare su un tema così astratto in poco tempo è complicato. Ho preferito perciò fare una sintesi dei simboli che via via i tweet mi trasmettevano, più che rendere le singole atmosfere».

K.T.C.

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