Così il preside Maghetti coronò il sogno di una nuova scuola

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Memorie lariane
di Renzo Romano

Nel nostro vivere abbiamo incontrato persone di cui non abbiamo conservato la più pallida traccia, ve ne sono altre la cui impronta è indelebilmente impressa nel nostro cuore e nella nostra intelligenza.
L’ingegner Rosangelo Maghetti è uno di quelli che ha lasciato il segno. Ricordo che il 2 giugno del 1983, esattamente trent’anni fa, all’ing. Maghetti è stato assegnata dalla Presidenza

della Repubblica la “Medaglia d’argento ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte”.
In queste note il mio ricordo. Corre l’anno 1971, io sono assegnato all’istituto professionale Leonardo Da Vinci a Como come docente di matematica e di fisica. Con il foglio della nomina in mano, quel mattino di ottobre le lezioni sono appena riprese e io mi presento nella presidenza dell’istituto. Mi accoglie il preside, l’ing. Maghetti. Lo conosco di fama. Sue doti riconosciute e apprezzate sono la grinta, la passione e la professionalità con cui dirige la “sua” scuola.
Temuto e rispettato dai suoi studenti, disponibile ma severo con i professori, sono favorevolmente impressionato dalla sua accoglienza. Mi accompagna quindi dal vicepreside, ing. Cammarata. Sulla parete del suo studio un pannello pieno di puntine e cartoncini colorati: il cartellone dell’orario scolastico. Prende e mi dà un cartoncino tra i tanti con le classi che mi sono state assegnate e l’orario settimanale delle lezioni.
Conosco quel giorno anche due altri importanti personaggi dell’istituto: l’ing. Alberti e l’ing. Brugola. Di quest’ultimo ho ricordo della sua severità, giustificata e compensata da una indiscussa competenza professionale; l’ing. Alberti, un mostro di intelligenza, insegna elettrotecnica, è bravissimo e temutissimo dai suoi studenti, un ottimo maestro anche per i docenti più giovani.
Sono tempi difficili per la scuola, sono gli anni delle contestazioni. Assemblee e manifestazioni degli studenti sono all’ordine del giorno. Il clima di tensione si ripercuote sull’attività didattica, i toni sono spesso accesi, la conflittualità tra studenti e docenti è alta.
L’ingegner Maghetti, coadiuvato da altre personalità “forti” della scuola, riesce tuttavia a preservare l’istituto dalle temute occupazioni come avviene in moltissime altre scuole di Como. Affronta a muso duro, con fermezza e decisione, gli studenti più agitati partecipando e intervenendo di persona alle loro infuocate assemblee.
A nessuno sfugge la tensione che lo prende quando si confronta con i suoi studenti di fronte a rivendicazioni incompatibili con la sua idea di scuola… Riesce sempre comunque l’ing. Maghetti a mantenere il confronto in termini civili e rispettosi. Io sopravvivo e intanto imparo a fare il professore…
Passa un anno e poi un altro ancora, alla Leonardo mi trovo bene ma dentro coltivo l’ambizione (credo legittima) di ogni docente di matematica e fisica di insegnare al liceo scientifico, magari addirittura al Giovio.
Un mattino, sto facendo lezione di trigonometria in terza elettrotecnici, la porta dell’aula si apre, entra, senza bussare, il preside ing. Maghetti. Ha il volto accigliato, mi sfiora appena con lo sguardo, appoggia in modo brusco sulla cattedra un foglio, dice con un tono di voce che tradisce irritazione: «Prof Romano, è arrivato dal Provveditorato il suo trasferimento al liceo scientifico Paolo Giovio, eccolo!».
Sento mancare il terreno sotto i piedi, vorrei sprofondare sotto terra, sparire… L’ing. Maghetti se ne va in silenzio, io impietrito e imbarazzato davanti al foglio con il mio trasferimento al liceo Giovio, i miei alunni in silenzio.
Sono colpito dal gesto del preside, mi rendo conto di averlo deluso, forse pensa che io non mi trovi bene nella sua scuola. Io, in realtà, mi trovo benissimo alla Leonardo, ma il mio sogno è da sempre quello di insegnare al Giovio, di cui sono stato alunno negli ultimi anni Cinquanta.
Ben comprende l’ing. Maghetti la mia aspirazione, tant’è che più tardi in presidenza mi parla in toni cordialissimi. Mi capisce l’ing. Maghetti, forse perché anche lui ha un’ambizione, peraltro più volte confessata: creare un nuovo istituto da affiancare al “Leonardo”. E riesce a realizzare il suo sogno.
Grazie a un lascito della Fondazione Luigi Ripamonti, nel 1974 inaugura come “gemmazione” del Leonardo da Vinci il nuovo Istituto Professionale “Luigi Ripamonti” e nel giugno di quattro anni dopo ne ottiene la piena autonomia.
A lui, primo preside della “Ripamonti”, è oggi dedicata la biblioteca dell’istituto. Devo molto all’ingegner Rosangelo Maghetti. Mi ha insegnato molto come uomo di scuola e come amico, queste brevi note non possono appieno raccontare il mio affetto e la mia ammirazione per lui.

Nella foto:
L’ingegner Rosangelo Maghetti, terzo da sinistra in prima fila, a un convegno sull’istruzione professionale tenuto nel febbraio 1992 (foto Archivio Grisoni)

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