Cultura e spettacoli

Costantino e la Chiesa, Xeres fa piazza pulita

alt La conferenza in Camera di Commercio
Lo studioso comasco: il suo “editto” fu un atto politico strategico

«L’imperatore Costantino precursore dell’Illuminismo? Non scherziamo». Monsignor Saverio Xeres, docente di Storia della Chiesa alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e del Seminario Vescovile di Como, domani sera alle 21 preciserà su basi storiche e documentarie quella che fu la vera posizione dell’imperatore nei confronti della Chiesa del suo tempo.
«Quale cristianesimo?» sarà l’interrogativo evocato dalla sua conferenza, curata dal gruppo di cultura “Ascolto” e dal

“Movimento Ecclesiale Impegno Culturale” alla Camera di Commercio di via Parini 16 a Como.
L’occasione è il centenario dell’Editto di Milano (noto anche come Editto di Costantino, Editto di tolleranza o Rescritto di tolleranza), accordo sottoscritto nel febbraio 313 dai due Augusti dell’impero romano, Costantino per l’Occidente e Licinio per l’Oriente, in vista di una politica religiosa comune alle due parti dell’impero. Il patto fu stretto in Occidente in quanto il “senior Augustus” era Costantino. Le conseguenze dell’Editto per la vita religiosa nell’impero romano sono tali da farne una data fondamentale nella storia dell’Occidente. Ma per Xeres da qui a fare di Costantino un precursore di Robespierre ce ne corre.
«Nel 1913 il centenario fu celebrato come concessione della libertà ai cristiani – commenta il religioso – In realtà è un falso, la cristianità si era liberata prima. Ora, un secolo dopo, si fa passare Costantino come il fautore della libertà religiosa. Ma è una versione equivoca. Che denigra duemila anni di cultura occidentale e la Chiesa stessa. Se ricostruiamo il contesto, capiamo cosa è successo in quegli anni dal punto di vista storico e religioso: un’analisi critica porta a dire che per Costantino la libertà religiosa è un compromesso politico tra due forze presenti nell’impero, il paganesimo e la forza minoritaria ma molto qualificata del cristianesimo. È un accordo politico strategico, in attesa che Licinio passi a miglior vita e lasci campo libero. È un momento interlocutorio, uno strumento di coesione, un patto con un nemico che Costantino per il momento non può eliminare. D’altronde la sua visione è di un generico monoteismo più o meno “solare”. Va detto che l’imperatore fu un grande politico, geniale anche militarmente. Che si riteneva un vescovo universale con autorità massima, una specie di papa, pur non essendo battezzato».

Nella foto:
Costantino in un mosaico della basilica di Hagia Sophia a Istanbul
13 Novembre 2013

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