(ANSA) – MILANO, 09 FEB – Negli atti acquisiti fino a ora dalla Procura di Bergamo, che indaga su presunte responsabilità nelle morti per Coronavirus nella provincia tra le più colpite dalla pandemia, non è stato trovato un solo atto scritto che disponesse la riapertura del Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano, chiuso e poi riaperto dopo alcune ore per la scoperta di due casi di covid il 23 febbraio dell’anno scorso. In questo filone d’inchiesta sono indagati anche Francesco Locati e Roberto Cosentina, dg ed ex direttore sanitario dell’Asst Bergamo Est, che avrebbero dichiarato il falso “in atti pubblici” quando, scrissero che erano state adottate “tutte le misure previste”, mentre in realtà era “incompleta” la “sanificazione del PS e dei reparti del Presidio”. L’inchiesta procede per epidemia colposa con l’aggravante “della morte di più persone” e quello sul Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano è solo uno dei tre filoni dell’indagine del procuratore Antonio Chiappani e dell’aggiunto Maria Cristina Rota: gli altri riguardano la mancata applicazione della zona rossa ad Alzano e Nembro e le morti nelle Rsa. Vi è poi il capitolo delle scelte che sarebbero state fatte senza seguire nemmeno il piano pandemico in vigore che risulta non aggiornato dal 2006. Nelle settimane scorse, i pm bergamaschi erano stati a Roma dove avevano sentito come testimoni tra gli altri, il ministro della Salute Roberto Speranza, il numero uno dell’Iss Silvio Brusaferro, il coordinatore del Cts Agostino Miozzo e altri tecnici. (ANSA).
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