Covid, l’esperto Tosi, numeri alti ancora per due settimane

Stretta in vigore da oggi

Venerdì 16 ottobre potrebbe venire ricordato come il giorno più buio per il Comasco dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Il condizionale è d’obbligo, perché i numeri drammatici del contagio sono destinati a rimanere elevati almeno per i prossimi quindici giorni. Questa è la fotografia attuale e la previsione analitica del ricercatore di Informatica dell’Università dell’Insubria ed esperto in Big Data e modelli predittivi, Davide Tosi. L’esperto che abbiamo intervistato più volte sul “Corriere di Como” e che, con i suoi modelli matematici, da febbraio, non ha mai sbagliato una previsione.

Ma torniamo per un momento alla situazione attuale. Ieri, la provincia di Como ha fatto segnare ben 190 tamponi positivi. È il numero più alto mai registrato dall’inizio della pandemia. Superiore anche all’inizio di aprile, quando si toccò il picco di 139 casi l’11 aprile e 154 il 18 aprile. In sostanza il territorio lariano, subito dopo Milano, è la provincia che registra il maggior numero di casi. In tutta la Regione sono 2.419 i nuovi positivi, con 30.587 tamponi effettuati, per una percentuale di positivi in forte crescita, pari al 7,9%.

Non sono più quindi Bergamo, Brescia, Lodi o Cremona le aree maggiormente flagellate dal virus. Ora in cima alla triste classifica vi sono Milano, Varese, Monza Brianza e, da ieri, anche Como.

«Nella prima ondata vi erano i focolai, i cluster da isolare – spiega Davide Tosi – In questa attuale vi è una diffusione più ampia. Anche per questo diventa più difficile intervenire».

Tosi ha elaborato un portale che fornisce in tempo reale anche l’indice R(0), si tratta di un indicatore della “contagiosità” del Covid-19 su quel territorio. Se l’indice è 1 significa che ogni positivo può contagiarne almeno un altro. A Como l’R(0) è vicino all’uno e mezzo (1,426).
«Si tratta di una situazione simile ad altre province – spiega Tosi – Fino a quando rimarrà così, il virus non regredirà, deve scendere sotto l’uno. Così la situazione rimane preoccupante. C’è poi un’altra questione da tenere presente. Oggi vengono presi dei provvedimenti, ma i benefici si vedranno solo tra 15 giorni. Per altre due settimane vedremo diffondersi il virus. Abbiamo previsto da qui a fine mese altre 4.000 ospedalizzazioni in tutta Italia, altri 395 letti di terapia intensiva occupati da aggiungere alle 600 attuali e circa 700 decessi. Una parte dei contagi di oggi diventano terapie intensive tra 18 giorni e decessi tra 24 giorni».
Un quadro che mette paura, anche se non manca, all’interno dei numeri, un’ancora di speranza.
«Si deve considerare che a marzo sui 1.000 casi lombardi vi era un fattore 5 di sommerso – spiega Tosi – Si dovevano moltiplicati per 5. Oggi, grazie al buon tracciamento, il fattore è tra 1,5 e 1,6».
Riguardo le possibili misure, Tosi è convinto della bontà dei provvedimenti in corso, anche dei più restrittivi, ma punta anche il dito sull’eccessivo “liberi tutti” della scorsa estate da parte di politici e pure di virologi.
«C’è stato un momento in cui si sosteneva che il virus fosse diventato meno contagioso. Paghiamo quegli errori. Io già il 27 luglio dicevo che le curve si erano invertite».

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