Credito alle imprese, sotto accusa i ritardi. Ma c’è chi ha chiesto soldi allo Stato senza averne diritto

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Governo e banche sono sotto accusa ogni giorno per i ritardi con cui vengono erogati i finanziamenti necessari alle imprese per fronteggiare l’emergenza. Troppa carta, troppa burocrazia: queste le critiche più frequenti che si leggono sui media.
«Il problema esiste, è inutile negarlo – dice Giovanni Pontiggia, presidente della Bcc Brianza e Laghi e rappresentante del settore del credito in seno al consiglio camerale di Como e Lecco – la norma poteva essere migliorata. È anche vero che in una situazione d’emergenza si sono applicate le regole esistenti, cambiarle avrebbe reso tutto molto più complicato».
Vincoli e lacci normativi producono molta burocrazia, è vero. «Ma non bisogna dimenticare che gli attori in campo sono due – dice Pontiggia – la banca e chi accede al credito. Chi era abituato a rapportarsi con la propria banca fornendo documenti e bilanci non ha trovato ostacoli, se non quelli dei tempi di trasmissione. Noi, ad esempio, abbiamo già completato le pratiche per 3,5 milioni di euro di prestiti garantiti dallo Stato, quelli cioè fino a 25mila euro. Chi invece invia una documentazione incompleta o non dimostra di aver subìto un calo di fatturato a causa dell’epidemia, si trova in una situazione diversa».
Nel momento in cui il Mediocredito dovesse accertare una carenza di documentazione, il prestito non sarebbe più garantito e questo le banche non possono permetterselo.
Né, in Italia, si può fare come in Svizzera, verificare cioè a posteriori il diritto al credito. Troppo lunghi i tempi di un eventuale recupero giudiziario.
C’è poi un altro elemento, molto spinoso da affrontare ma non per questo meno importante. «La logica assistenzialistica ha pervaso tutti – dice Pontiggia – ha chiesto aiuto anche chi non ne aveva bisogno, penalizzando chi invece era ed è in difficoltà. Questo è frutto di un modo di ragionare sbagliato, di un egoismo sociale che dovremmo metterci presto alle spalle».
La banca di territorio, aggiunge il presidente della Bcc di Alzate, è in questo senso un «presidio fondamentale. Nella nostra valutazione l’incidenza del rapporto con il cliente è maggiore, c’è una relazione consolidata che permette di andare oltre alla stessa risposta dello Stato».
Certo, conclude Pontiggia, «quello che serve è un vero e proprio nuovo patto sociale. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, non ragionare in funzione del consenso o, peggio, se mi è concessa la citazione, per raccogliere qualche dollaro in più».

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