Cremascoli: «Una nuova era a Cantù. Ma sul palasport ci sentiamo presi in giro»

altMa rimane la delusione per la questione palazzetto: «Non è cambiato nulla»
«In mezzo a tanti cambiamenti una conferma sicura: al “Pianella” quando vinceremo sentirete sempre suonare “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero. Io sono una “sorcina” e quella è la mia canzone preferita».
Anna Cremascoli, presidente della Pallacanestro Cantù, parla a tutto campo: il nuovo assetto societario, l’impegno della sua famiglia, la squadra, coach Sacripanti, i tifosi. Una chiacchierata che arriva alla vigilia della nuova stagione – il via il 12 ottobre con la

trasferta a Varese – e dopo un precampionato esaltante (brianzoli sempre vincenti).
Presidente da dove partiamo? Dalla nuova compagine societaria e dall’ingresso dei nuovi soci?
«Sono d’accordo – dice Anna Cremascoli – Per noi è nata una nuova era. Perché la società non dipende dalle volontà di una famiglia, ma da un gruppo di persone che ha deciso di condividere tutto e di credere in un progetto. Noi, Cremascoli, abbiamo la maggioranza assoluta, ma il fatto di non dipendere da una unica fonte è una garanzia per il futuro».
Un passo, questo ingresso di imprenditori e professionisti al vostro fianco, che eviterà la fine di altri club, anche gloriosi, che hanno chiuso i battenti.
«Quando c’è una unica fonte la sopravvivenza è a rischio. Basti pensare a quello che è accaduto a Treviso quando i Benetton hanno deciso di mollare. Questo è il caso più emblematico. La proprietà diffusa è stata per noi una svolta epocale, senza dimenticare che presto arriverà, come nuovo socio, l’azionariato popolare».
E quando ci sarà l’ufficializzazione?
«Abbiamo scelto una data particolare, il 4 ottobre, festa di San Francesco, patrono d’Italia. Un giorno emblematico».
E con i nuovi soci come si trova?
«Sono tutti entusiasti. Ognuno a suo modo: c’è chi preferisce dare una mano dietro le quinte, senza comparire, come il vicepresidente Natale Verga, o chi, posso fare il nome del consigliere Davide Marson, è più dirompente. Tutti mi hanno ridato quell’entusiasmo che un anno fa avevo perso, quando avevo detto che se non fosse arrivato nessuno al nostro fianco, la famiglia Cremascoli avrebbe mollato il basket».
E l’impegno della famiglia Cremascoli fino a quanto è destinato a durare?
«È un problema che non ci poniamo. Le cose sono cambiate in positivo e quindi non vediamo, in questo momento, una scadenza definita per la nostra esperienza a Cantù. Abbiamo ritrovato entusiasmo e motivazioni».
Veniamo alla squadra. È stata rivoluzionata.
«Abbiamo cambiato strategia. In questi anni abbiamo confermato chi ci interessava mantenere a Cantù, cercando di migliorare di volta in volta con nuovi innesti. Ora abbiamo agito in maniera differente: c’è un gruppo quasi completamente nuovo. Abbiamo scelto di… rinascere, un po’ come il motto della nostra campagna abbonamenti».
Una formazione che finora non ha mai perso. Ha vinto tutte le gare, compresi i derby contro Varese e Milano.
«Beh… il precampionato non conta molto, ma sicuramente questi successi stanno portando positività. Tutti seguono con grande attenzione coach Stefano Sacripanti e il suo staff. Si capisce che c’è una bella alchimia. Quella che sta nascendo è una formazione molto fisica ed energica, che saprà entusiasmare i tifosi, ne sono sicura. Ma la forza del gruppo si vedrà nei momenti difficili, che sicuramente arriveranno».
Maarten Leunen non è stato confermato. Chi sarà il nuovo capitano?
«Non è stato ancora scelto; deciderà l’allenatore».
Solo un cenno alla formazione dello scorso anno. C’è qualche giocatore che le spiace non vedere più con la casacca di Cantù?
«Posso fare il nome di Joe Ragland. Ma, allo stesso tempo, posso dire che non mi è piaciuto il modo in cui se n’è andato a Milano. Perché? Preferisco tenerlo per me».
Veniamo ai tifosi. La campagna abbonamenti è iniziata bene.
«Siamo soddisfatti dopo aver visto la conferma di 2.300 tessere. Ci fa ben sperare per l’apertura completa della campagna. Ho solo una paura: che qualcuno, dopo anni di investimenti importanti, possa storcere il naso, ora che abbiamo un budget più ridotto. Quando eravamo più ricchi era anche più facile fare basket. Adesso è più difficile, ma allo stesso tempo il lavoro della società ha più valore. Mi auguro che ci sia sempre tanta gente al palazzetto: ce lo meritiamo».
Una speranza che riguarda anche le gare europee. L’anno scorso il Pianella presentava un po’ troppi spazi vuoti.
«Crediamo nel discorso Europa. Ci piace il confronto con altre realtà e culture. Mi rendo conto che le gare sono infrasettimanali e non è facile seguirle come alla domenica. Ma spero che anche in questo caso la gente ci segua: il numero di spettatori nei singoli palazzetti è uno dei parametri più importanti per essere ammessi alle competizioni continentali. Mi piacerebbe rivedere l’atmosfera delle partite di campionato».
Un quadro generalmente positivo in cui, però, non possiamo non affrontare la questione del palazzetto.
«Un anno fa avevo fatto un appello ben preciso, ma nulla è cambiato. Ci sentiamo presi in giro da tutti. Anche il fatto di essere stati costretti a giocare, come tutti ricorderanno, le gare di Eurolega a Desio, è passato nella più totale indifferenza. I nostri rapporti con l’amministrazione? Normali, ma noi guardiamo ai fatti e i fatti dicono che tutto è come prima».
E, alla fine siete, ancora confinati al Pianella…
«Particolare da non sottovalutare: a noi la gestione, tutto compreso, costa 400mila euro all’anno. Ora, non faccio nomi, ma ci sono squadre che alla voce “palazzetto” hanno in bilancio una spesa di 36mila euro. Ciò significa che, al momento di impostare una nuova stagione, noi sappiamo che a prescindere dobbiamo rinunciare al possibile ingaggio di due buoni giocatori».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Anna Cremascoli alla presentazione del nuovo acquisto James Feldeine con il diesse Daniele Della Fiori e coach Stefano Sacripanti

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