Cremazione soltanto per i magri

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Una storia incredibile

(f.bar.) Cremazione impossibile a Como per chi pesa più di 90 chili.
Il forno del cimitero Maggiore del capoluogo lariano, infatti, non lavora a dovere se la stazza del defunto è imponente.
Colpa di un funzionamento non del tutto ottimale dell’impianto cittadino che, ormai da tempo, lamenta problemi e difetti ed è operativo soltanto al 50%. Questo significa che una sola delle due linee è accesa costantemente.
E così, accade spesso che persone decedute lasciando nel testamento

la volontà di essere cremate debbano invece essere dirottate in altri luoghi e non possano invece compiere il loro ultimo viaggio nella città di Como.
Da Varese a Sondrio, fino ad arrivare, come accaduto di recente, a Novara. Queste le destinazioni alternative. Una situazione paradossale che mette in mostra, ancora una volta, le lacune del forno crematorio comasco.
Più volte, in passato, la struttura ha evidenziato, come detto, i suoi limiti e generato polemiche. Dalla scorsa fine di settembre una delle due linee è fuori uso.
«In effetti, pochi giorni fa abbiamo analizzato, insieme ai dirigenti preposti, i vari interventi da realizzare – interviene l’assessore ai Servizi cimiteriali di Palazzo Cernezzi, Marcello Iantorno – Al momento, l’impianto funziona al 50%. Una delle linee è ferma perché necessità di manutenzione e di piccoli interventi. Nonostante ciò, per adesso, si riesce a rispondere alla domanda arrivando a eseguire anche fino a 6 cremazioni al giorno». Purché, però, si tratti di persone di media corporatura. «È un procedimento che richiede tempo e comporta diversi passaggi. Può dunque accadere che la cremazione debba avvenire altrove. In effetti il peso incide sui tempi di esecuzione del procedimento. E quindi, visto il funzionamento parziale del sistema, può succedere di non riuscire a soddisfare le richieste con determinate caratteristiche», aggiunge sempre l’assessore Iantorno.
Si tratta, in base alle testimonianze raccolte, di una situazione che in città si ripete ormai da tempo. «Ne abbiamo discusso con la ditta che si è occupata di installare il meccanismo. Purtroppo, se tra il peso della cassa e quello del defunto, si superano certi limiti, diventa assolutamente necessario prevedere più tempo per le operazioni e con un forno che non va a pieno regime, capita di dover dirottare altrove certi defunti», spiega Iantorno. Il quale aggiunge un’ulteriore considerazione.
«Gli addetti sono consapevoli di questa realtà. E a volte, trattandosi principalmente di una questione temporale, conoscendo in anticipo le caratteristiche della persona scomparsa, si può anche organizzare la cremazione, pur restando delle difficoltà oggettive». Va inoltre ricordato come siano quattro gli impiegati al forno crematorio. Ovviamente in futuro i lavori previsti serviranno anche per ovviare a questo spiacevole inconveniente.
«Entro fine anno dovremmo riuscire a eseguire uno degli interventi più urgenti. Ovvero, sostituire la caldaia che è parte fondamentale dell’intero sistema. Il costo dell’operazione si dovrebbe aggirare sui 70mila euro. A breve ultimeremo la definizione di tutti i dettagli e quanto prima si comincerà a lavorare», aggiunge Marcello Iantorno.
Se così dovesse essere, dal mese di gennaio del 2014, le due linee del forno potranno «ricominciare a funzionare, come preventivato, a pieno regime – conclude l’assessore – Ciò porterà a eseguire, ogni 24 ore, fino a 12 cremazioni che richiedono, in media, due ore di tempo ciascuna».

Nella foto:
L’ingresso del forno crematorio di Como (Fkd)

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