CRESCE L’INTERESSE PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. I GIOVANI SEMPRE PIÙ ATTRATTI DA SCIENZA E FILOSOFIA

Risponde Renzo Romano:

Gentile professor Romano, sono rimasto stupito dopo aver letto del successo avuto da un corso online sull’intelligenza artificiale organizzato dall’Università di Stanford. Gli iscritti sono infatti 58mila.
Mi rifiuto di credere che tale interesse sia legato alla… gratuità del corso. Al tempo stesso, il carattere ostico della materia non mi aiuta a trovare una spiegazione plausibile. Posto che mi sembra un segnale positivo (in questo caso non ci sono di mezzo calcio o videogiochi, ma la scienza), le chiedo un’opinione in proposito.
Fabrizio Sarpi

Caro lettore,
aggiorno i suoi dati: gli iscritti al corso di Intelligenza Artificiale (I.A) organizzato dalla prestigiosa università americana di Stanford provenienti da 175 nazioni sono a oggi più di centomila. Confermo che il corso è totalmente gratuito  e senza limiti di età, tuttavia per parteciparvi sono richieste conoscenze di matematica superiore a livello universitario.
Un brevissimo cenno alla “storia” di questa scienza è utile per spiegarne il successo. Il termine “Artificial Intelligence” fu coniato nel 1956 dal matematico americano John McCarthy. Lo scopo è quello di “far fare alle macchine azioni che, se compiute dagli uomini, richiederebbero intelligenza”.
La svolta a questi studi è stata data da un geniale matematico inglese, Alan Turing, che nel 1950 in un articolo descrisse il cosiddetto  “Test di Turing”, ovvero un criterio per stabilire se una macchina sia in grado di pensare.  La capacità di pensare pretende la presenza dell’intelligenza.  Tutti concordano sul fatto che l’uomo sia “intelligente”, ma nessuno è in grado di definire l’intelligenza e quindi di spiegare che cosa significhi “pensare”. Il tema è inquietante e stimolante.  Il dibattito fra filosofi e scienziati è più che mai aperto.
È universalmente accettato che il pensiero nasca nel cervello. Tuttavia, le conoscenze scientifiche sulla struttura del cervello, pur avanzatissime, non sono in grado di spiegarne il funzionamento come “macchina” intelligente e chiedono quindi aiuto alla “filosofia della mente” che tenendo conto dei risultati della ricerca scientifica e sperimentale mette tali risultati in relazione con la riflessione filosofica in modo da fornire nuove indicazioni per la sperimentazione.
Le conseguenze di questa collaborazione tra filosofia e scienza sono imprevedibili, pertanto l’aspettativa  giustifica pienamente l’interesse di moltissimi attorno al tema dell’intelligenza artificiale. Per ovvi motivi di spazio e anche di limiti personali nelle mie conoscenza in proposito nulla più mi sento dire a proposito di mente, pensiero, cervello, computer. Piuttosto mi sento stimolato a un commento da quel “segnale positivo” che lei intravede nel favore con cui questo corso è stato accolto nel mondo.
Io non sono affatto meravigliato dal successo di questa iniziativa. Nei tantissimi anni che ho passato dietro una scrivania come docente di fisica e matematica ho sempre, dico sempre, riscontrato da parte dei giovani un fortissimo interesse per la scienza. Einstein, Galileo, Fermi, Newton… hanno fatto la storia del mondo. Il nostro Alessandro Volta con la sua pila ha dato il via a una  vera e propria rivoluzione culturale, sociale, economica. Lo stesso Einstein, di cui mi piace ricordare un suo soggiorno a Como in occasione di un convegno scientifico,  espresse la sua ammirazione per il nostro grande scienziato.
Impossibile per un giovane studente resistere al fascino delle  intuizioni degli scienziati, alla curiosità sulla loro vita, alle conseguenze delle loro scoperte.
Diceva Einstein che lo scienziato è come un investigatore.  Questi cerca degli indizi per arrivare a scoprire il colpevole, allo stesso modo lo scienziato attraverso l’osservazione e la sperimentazione arriva a scoprire i segreti dell’universo.
Ricordo un anno di avere affrontato in una classe il tema dell’universo, della sua origine, della possibilità di vita su un altro pianeta. Leggemmo alcuni brani di un libro di Margherita Hack che suscitarono estremo interesse e curiosità al punto che si decise di spedire una lettera all’astronoma per invitarla a venire nella nostra scuola. Purtroppo la nostra richiesta rimase inascoltata, tuttavia quello stesso anno la Hack tenne una conferenza in città e io ebbi la graditissima sorpresa di incontrare tra il pubblico alcuni miei alunni.
Ma l’interesse per la scienza non riguarda solo i giovani.
Ritorno a una ventina d’anni fa. Ero alle prime armi come giornalista, ebbi l’incarico di intervistare Antonino Zichichi, fisico di fama mondiale, chiamato a Como per una conferenza che si teneva in un salone dell’oratorio di Sant’Eusebio. Non mi sorprese di trovare la sala gremita. Molta gente era rimasta fuori, lo scienziato ebbe un successo strepitoso per la sua capacità  di trattare argomenti scientifici complessi utilizzando un linguaggio alla portata di tutti.
Io, e non solo io, rimasi entusiasta della conferenza e questo entusiasmo cercai di tradurlo nell’intervista che Zichichi, uomo di grande fascino anche nell’aspetto, mi concesse a fatica  e con  malcelata supponenza, non potendo, e forse neppure volendo, allontanarsi  dalle moltissime signore che lo circondavano  pendendo dalle sue labbra.
Sempre per sottolineare l’interesse che certi temi “difficili” suscitano, basti vedere quanta gente abbia partecipato, e partecipi, agli incontri con filosofi e scienziati anche a Como in questi anni.
Caro signor Fabrizio, la gente, i giovani in particolare, non sono solo quelli che “sbavano” per il calcio o i videogiochi. Sono moltissimi quelli che si appassionano alla scienza, alla filosofia, alla storia. Anzi, io credo che non ci sia contraddizione tra amore e interesse per  la cultura  e tifo per i campioni in braghe corte e maglietta dei colori amati. Pertanto non troverei nulla di strano se fra quegli stessi esagitati nello stadio ci fossero giovani iscritti al corso di intelligenza artificiale organizzato dall’Università californiana.
Perdoni una curiosità. Lei, signor Fabrizio, si è iscritto al corso?

 

 

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