CRESCONO POVERTÀ E RICHIESTE DI AIUTO ANCHE TRA I COMASCHI. LA CRISI ECONOMICA METTE A NUDO UNA REALTÀ FINORA "NASCOSTA"

Risponde Renzo Romano:

Mi chiamo Gloria Celli, ho 46 anni e abito a Omegna in provincia di Verbania.
Mi capita sovente di venire a Como perché è una città che adoro e visitarla mi dà ogni volta grande serenità. Anche sabato scorso ero a Como per un breve soggiorno, giusto il tempo del weekend e vorrei parlarvi di un incontro al quale non riesco a smettere di pensare.
Erano quasi le 20 e, con mio marito, mi stavo dirigendo verso il mio hotel, uno dei tanti fronte lago, quando siamo stati avvicinati da una signora molto gentile, la quale ci ha chiesto se poteva parlarci brevemente.
L’ho osservata, sembrava una qualsiasi signora sui 40 anni, vestita in modo sobrio. Dalla parlata era sicuramente del posto e certamente aveva una buona  cultura in quanto il suo italiano sembrava essere forbito, con i “congiuntivi” al momento giusto.
Con grande dignità, malgrado non ci avesse mai visto, ci ha detto di trovarsi in una situazione di bisogno economico, ma non ha chiesto denaro, né ha sciorinato alcuna storia strappalacrime. Ha detto che aveva necessità di lavorare e urgentemente, che se noi le avessimo dato l’opportunità di fare le pulizia a casa nostra, anche solo per un quarto d’ora, per lei sarebbe stato sufficiente.
Non sembrava un’alcolista, né una tossicodipendente, né una truffatrice, ma semplicemente una persona che, trovandosi in grande difficoltà, si è vista costretta a chiedere aiuto per strada sperando di trovare persone sensibili.
Purtroppo non essendo di Como non abbiamo potuto far nulla, se non metterle in mano una banconota pregandola di accettarla. Alla vista del denaro, lei è tornata a chiedere se poteva fare qualcosa per meritarselo, ma noi ci siamo limitati a salutarla con un sorriso.
Non saprò mai se il denaro offerto è stato pochissimo o tantissimo perché probabilmente non saprò mai la vera storia di quella donna, né se addirittura possa essere una truffatrice nota ai comaschi. Mi sono domandata, invece, se sia giusto il mio istinto e la mia impressione e cioè quella di avere di fronte una persona davvero bisognosa, ma con un grande senso di dignità e se allora, vista la situazione economica attuale e i posti di lavoro persi, dovremo abituarci a essere fermati da persone così, che non sono lo squilibrato del paese, il clochard o il tossico, ma gente che, fino a ieri, non si sarebbe mai sognata di arrivare a questo.

Gloria Celli

Cara signora Celli,
le sue belle parole nei confronti di Como sono un’iniezione di fiducia e di speranza per una città che sembra essersi addormentata.
Sono curioso dei suoi sentimenti: da che cosa sono ispirati?
Tuttavia la cronaca del suo incontro con quella signora sconosciuta colora di grigio e di irrequietezza la rassicurante “serenità” che lei sente passeggiando per la nostra bella città.
I suoi dubbi sono anche i miei. Chi può dire se si sia trattato di un inusuale siparietto per spillare soldi o invece di una sofferta richiesta di aiuto? Una breve passeggiata per le vie del centro di Como impoverisce a presunzione ogni pretesa di certezza.
Gli incontri con persone che “chiedono” sono continui. Venditori di libri che raccontano storie africane, musicisti che improvvisano concerti, mendicanti che invocano la carità, giovani che chiedono due euro per prendere il bus… Avviene anche di incontrare signori e signore vestiti sobriamente che in un italiano corretto spiegano di essere in difficoltà e per questo chiedono un aiuto.
Si alternano momenti di partecipazione, comprensione e generosità, ma anche di fastidio… Però, se poi si allunga la passeggiata fino in via Tatti intorno a mezzogiorno, lo “spettacolo” di persone di ogni condizione e nazionalità che si affollano per entrare nella mensa della Caritas di fronte alla chiesa del Gesù, allora quella sgradevole sensazione di “fastidio” lascia il posto alla riflessione, ai pensieri.
Se poi si scopre che fra quei “poveri” che mangiano alla mensa della Caritas, molti sono comaschi, allora prevale un ulteriore senso di disagio e di tristezza.
Torna quel “fastidio” ma sentiamo che non è dovuto al disturbo di quelle persone che chiedono aiuto con un’insistenza sgradevole e continua. Ci rendiamo conto che quel “fastidio” ha radici più profonde, viene da dentro, ci mette in crisi… Quella triste teoria di “persone” in fila per un pasto sottopone a dura prova la nostra coscienza, mette in crisi le nostre certezze, almeno fino alla prima vetrina sfavillante ridondante di tutto.
Più che mai mi chiedo dove sia finita quella “serenità” che lei, cara lettrice, ha il privilegio di sentire a spasso per Como.
Penso allo stato d’animo di coloro che dopo una vita dignitosa sono costretti ad andare a mangiare alla mensa dei poveri.
Penso a quella signora che le ha chiesto aiuto, al suo disagio, alla sua umiliazione.
Mi permetto di suggerire la visione di un vecchio film in bianco e nero del 1952 di Vittorio De Sica, “Umberto D”. È la triste vicenda di un pensionato che per pagare l’affitto di casa, dopo avere inutilmente invocato l’aiuto dei suoi amici benestanti, decide di mettersi a chiedere l’elemosina. Si pone all’angolo di una strada, allunga la mano per mendicare la carità… ma la sua dignità si ribella e ritrae la mano tesa. Il finale del film, che non rivelo, non risolve i problemi del povero pensionato e del suo cagnolino (che ha una parte importante nella storia), ma regala comunque qualche segno di speranza.
Signora Gloria, la ringrazio per la sua lettera. Lei, da “non comasca”, ha colto un aspetto di Como che i “comaschi” ben conoscono perché lo vivono tutti i giorni. Le sue sensazioni, i suoi interrogativi, le sue preoccupazioni, sono anche le nostre. 
Le vie della nostra città con il loro campionario di umanità sono lo specchio delle laceranti contraddizioni del nostro vivere. La cosa più triste è la rassegnazione a questa situazione.
Anch’io, come molti altri comaschi, ho scelto il mio “sfortunato” tra i molti. Ogni tanto acquisto da lui un libro di storie africane o gli offro un caffè. Il suo sorriso è un balsamo per la mia coscienza. Resta comunque la convinzione che sia poco, troppo poco.
La sua lettera, cara signora Gloria, mette a nudo la “pochezza” del mio agire e la sensazione d’impotenza di fronte alla gravità della situazione. Non concordo tuttavia  sull’inquietante panorama di miseria che lei paventa in un futuro prossimo.
Tracce di serenità sono frutto della fiducia nell’uomo. E i comaschi tutti, quella serenità vogliono respirarla quando vanno in giro per la loro città.

 

 

 

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.