Crisi del governo gialloverde, l’analisi di Fermi, presidente del consiglio regionale lombardo

Alessandro Fermi nel giorno della sua elezione a presidente del Consiglio regionale

«Credo che Matteo Salvini si sia pentito. Se potesse tornare indietro non lo rifarebbe». Il presidente del consiglio regionale, Alessandro Fermi, già coordinatore comasco di Forza Italia, analizza la soluzione del tutto inaspettata della crisi di governo. E per farlo parte da lontano.
«L’errore iniziale – dice – è stato dare vita al governo Lega-Movimento 5 Stelle. Oggi si ripete questo stesso errore perché si propone un governo che ha lo stesso modus operandi. Non vedo differenze, anche se politicamente la compagine rosso-gialla potrebbe essere più omogenea».
A differenza di altri nel centrodestra, Fermi dice di «non scandalizzarsi. Non lo faccio ora così come non l’ho fatto prima. D’altronde, la maggioranza del Parlamento non vuole andare al voto, ed è quanto accaduto nel 2018 quando di fronte alla decisione del presidente Mattarella di incaricare Carlo Cottarelli si decise di varare il governo giallo-verde».
Sicuramente, dice ancora Fermi, «la situazione attuale è figlia delle scelte di Salvini. È stato lui a volere la crisi, non si aspettava che si potesse formare questa nuova alleanza. Oggi si è chiaramente pentito e non lo rifarebbe».
Dal suo osservatorio politico-istituzionale il presidente del consiglio regionale si dice «preoccupato. Alcune posizioni stataliste già emerse potrebbero accentuarsi, il M5S è più forte oggi al governo con il Pd che prima con la Lega. Sarà un governo trainato dai 5 Stelle. Certo, il premier Conte ne esce un po’ più forte, anche se dovrà spiegare come mai ha firmato provvedimenti da cui oggi si è dissociato».
La sconfitta di Salvini, riflette ancora Fermi, è figlia anche «dell’isolamento sul piano europeo e internazionale, e anche il tweet dell’altro giorno del presidente Trump è significativo. Le relazioni internazionali contano anche quando si tratta di fare i governi in Italia».
Un’ultima considerazione arriva sul futuro del centro politico in Italia, anche alla luce dell’annunciata uscita di Carlo Calenda dal Pd. «Ci sono molti tentativi di costruire qualcosa, non soltanto da parte di Calenda. Credo che al centro possa davvero nascere qualcosa di cui oggi si sente la mancanza».

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