Crisi e furti le priorità lariane per il nuovo prefetto

altEcco punto per punto il piano del nuovo prefetto Bruno Corda per la provincia di Como
«Mi piace la città. Sono già andato a Bellagio e ho notato la Lariana. Farò lo stesso con la Regina. La situazione viabilistica è molto delicata anche perché lungo queste vie gira parte dell’economia». Non perde tempo il nuovo prefetto di Como, Bruno Corda (nato a Sassari il 19 agosto 1957), appena insediato in via Volta e già al centro di incontri e programmi per far fronte ai guai della provincia. Ieri si è concesso per una lunga intervista con i media, oggi incontrerà il procuratore

capo e il presidente del tribunale per fare il punto sulla ’ndrangheta e la criminalità organizzata, mentre sulla scrivania ha già una doppia relazione di questura e carabinieri sulla situazione economica della provincia legata anche a situazioni critiche di ordine pubblico. Mentre parliamo, fa bella mostra di sè una “Lucia” donata subito dopo l’arrivo a Como, città che ha da subito incantato lui e sua moglie. «La notte dell’ultimo dell’anno è stata bellissima. Un paesaggio straordinario. Ma molto significative sono state anche le parole del vescovo al Te Deum in Duomo. In una cattedrale incantevole, le parole di monsignor Diego Coletti hanno lasciato il segno».
La crisi: due relazioni per studiare il problema
«È la priorità, il primo fattore da affrontare – dice – Ho già ricevuto due relazioni dal comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Roberto Jervolino, e dal questore, Michelangelo Barbato, sulla situazione della Sisme e su altre crisi aziendali. Teniamo monitorate le difficoltà, e non solo da un punto di vista dell’ordine pubblico ma anche della mediazione sindacale. In Sardegna (è stato a lungo capo di Gabinetto della Prefettura di Cagliari, ndr) ero abituato a più tavoli sindacali al giorno, qui non ce n’era bisogno fino a poco tempo fa. Ma il ruolo del prefetto è anche questo, cercare una soluzione dove possibile. Per questo intendo incontrare presto sia le organizzazioni sindacali, sia le associazioni di categoria. Un buon rapporto con loro permette di capire prima i problemi che in futuro arriveranno. Sono i nostri sensori sul territorio. La situazione? La crisi è ancora incombente e i tempi del rilancio non si conoscono. Dovremo agire per trovare validi sistemi di ammortizzazione sociale. Cosa non facile in una crisi traversale come questa. Ma voglio anche dire che in questi giorni mi sono fatto una prima idea della situazione a Como. Il quadro economico è a tinte fosche, specchio di una situazione difficile ma non ancora grave o gravissima. Anche se comprendo come sia difficile dire una cosa come questa quando ci sono quotidianamente persone che perdono il lavoro o imprenditori che portano i libri in tribunale. Ma il territorio è fatto da una economia sana. Qui non c’è gente che sfrutta le risorse per poi andarsene lasciando macerie, bensì persone che hanno un rapporto diretto con i propri dipendenti».
’Ndrangheta: incontro sulle linee d’azione
«L’attenzione su questo fronte è già alta. Già domani (oggi, ndr) incontrerò il procuratore e il presidente del Tribunale per fissare le linee d’azione. Non siamo allarmati ma attenti. Le infiltrazioni viaggiano veloci e anche settori non ancora colpiti potranno esserlo a breve. Per questo anche chi le combatte dovrà muoversi con la stessa velocità. Serve per questo l’opera delle forze dell’ordine, ma anche l’attenzione delle associazioni di categoria che devono segnalare subito situazioni anomale: alle prime avvisaglie di qualcosa che non funziona bisogna far emergere il problema. Chi pensa che il malavitoso viaggi con la coppola e la lupara sbaglia, chi opera da noi ha la giacca e la cravatta e spesso non ha accento dialettale. Perché la ’ndrangheta punta a rapporti con insospettabili, come le recenti indagini hanno dimostrato. I comaschi devono stare tranquilli ma devono anche essere inflessibili nel segnalare. La crisi poi aiuta la criminalità organizzata. Il disegno dell’infiltrazione è semplice: azienda in difficoltà, socio ricco di capitali che promette aiuto, quote che passano di mano e alla fine estromissione dei vecchi proprietari. Questa velocità criminale si combatte solo con la velocità dell’informazione»
Furti: tre proposte per combatterli
Anche per il prefetto i furti sono un fenomeno preoccupante «al centro della nostra attenzione perché a ottobre si era arrivati a un trend di crescita notevole – dice – Spesso queste situazioni sono legale alla presenza sul territorio di bande specializzate e una volta che giungono gli arresti, come è stato in queste settimane, il problema scema. E infatti, tra novembre e dicembre, pur essendo ancora dati non consolidati, il numero di furti è calato. Io proporrò inoltre un piano in tre punti. Il primo prevede il rilancio dei sistemi di videosorveglianza dei Comuni: ma non registrazioni fini a se stesse, inutili se solo un malvivente si incappuccia, bensì la visione in diretta di quanto stia accadendo. Il secondo punto è il progetto “mille occhi sulla città” che prevede un protocollo di collaborazione tra le forze di polizia e gli istituti privati di vigilanza, in modo che abbiano un filo diretto per le comunicazioni. Infine, mi piacerebbe attuare anche a Como un protocollo condiviso a livello nazionale che avevo avviato a Ravenna. Prevede un sistema anti rapina negli esercizi commerciali basato su videocamere che si attivano in caso di emergenza e riprendono quanto sta avvenendo dentro i negozi rilanciando le immagini alle forze dell’ordine. I costi? Con le tecnologie di oggi sono sostenibili».
Ronde: «No a sistemi fai da te»
«Dico no a soluzioni fai da te – è la replica del rappresentante del governo sul tema ronde – L’aiuto dei cittadini sta nella collaborazione, ma fatta con segnalazioni e con la difesa passiva delle proprie abitazioni. Non siamo più agli anni delle porte lasciate aperte con le chiavi nella toppa, e di questo dobbiamo renderci conto. Chi viene a rubare nelle case non è paracadutato sul territorio ma probabilmente ci vive, o comunque l’ha già perlustrato e controllato più volte anche di giorno ed è quindi identificabile. Per questo è fondamentale la collaborazione con le forze dell’ordine».
Il 112: «Valuterò l’efficienza»
La lunga intervista si chiude parlando del numero unico 112 che tante polemiche ha suscitato nei mesi scorsi. «La risposta a chi ha bisogno deve essere immediata – è la chiosa del Prefetto – Valuterò il servizio e la sua utilità. Non dovesse funzionare, non è esclusa la ricerca di alternative».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il nuovo prefetto di Como, Bruno Corda, è nato a Sassari il 19 agosto 1957 (foto Mv)

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