Crisi sanitaria nelle residenze per anziani. Il sindacato chiede personale all’Esercito

Piemonte aggiorna linee guida

Figure professionali dell’Esercito da inserire nelle strutture per anziani del territorio comasco per gestire la seconda ondata di Covid che sta attaccando sempre più duramente anche le Rsa. La richiesta è stata messa nero su bianco dal sindacato, all’interno di un appello pubblico sottoscritto dai segretari dei settori coinvolti di Cgil, Cisl e Uil.
«L’attuale evoluzione della pandemia di Covid-19 sta, purtroppo, riprendendo possesso delle nostre strutture per anziani e non autosufficienti creando notevoli problemi organizzativi, economici e sanitari in tutte le realtà del territorio – scrivono nell’appello – A questo si aggiunge la gravissima carenza di personale infermieristico che si sta registrando in tutta la provincia e che colpisce sia le strutture ospedaliere sia quelle residenziali per anziani».
La principale questione da affrontare riguarda quindi la carenza di personale. Una carenza cronica, che si era già registrata in tutta la sua preoccupante realtà nel corso della prima ondata pandemica. Uno scarso numero di addetti all’interno delle residenze per anziani che diventa drammatico quando anche uno solo dei dipendenti del personale sanitario o generico risulta positivo e si deve quindi assentare da lavoro.
«Come sindacato stiamo registrando a livello territoriale un grave problema collegato alla carenza del personale infermieristico nello specifico nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali per anziani) e Rsd (residenza sanitaria per disabili). Questa carenza è sempre stata presente nel nostro territorio, ma oggi sta diventando ingestibile, per motivazioni collegate alla “concorrenza” con la vicina Svizzera, sia perché il reclutamento nel settore pubblico è aumentato quantitativamente negli ultimi mesi».
«Gli effetti di tale carenza sono evidenti – aggiungono i nove rappresentanti del sindacato firmatari dell’appello – e si riversano sui soggetti più fragili: gli ospiti delle strutture a cui si rischia di non garantire un’assistenza socio-sanitaria adeguata ed anche gli operatori rimasti che hanno un carico di lavoro elevato che ricade solo sulle loro spalle (siano essi infermieri oppure operatori socio sanitari). Inoltre all’insufficienza del personale infermieristico si aggiunge la carenza più generalizzata di operatori che sono positivi e giustamente isolati nelle proprie case».
Il documento entra anche nel merito delle singole strutture, citando le «situazioni al limite come quella denunciata in un appello pubblico da parte della Fondazione Ca’ d’Industria di Como che ha chiesto l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quale massima autorità dello Stato e di tutte le istituzioni, gli enti, le associazioni e i rappresentanti politici del nostro territorio per supportare la Fondazione Ca’ d’Industria e tutte le altre Rsa e Rsd presenti sul territorio comasco. Far fronte all’emergenza è un atto dovuto e tutti i soggetti coinvolti devono attivare tutti i possibili canali per tentare di dare risposte a chi in questo momento cerca di fare tutto il possibile per garantire un servizio di qualità ad utenti fragili a cui non si può pensare di negare l’assistenza», dicono i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil.
Quindi la conclusione, fino alla richiesta di personale militare. «Per questa ragione siamo convinti che sia necessario attuare anche misure straordinarie, supportati dalla politica e dalle istituzioni locali per fornire, a tutte le strutture che ne facciano richiesta, le figure professioni necessarie ricorrendo – se necessario – anche alle figure professionali dell’Esercito Italiano» dicono in coro i sindacalisti comaschi.

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