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Crisi, sempre peggio. Cassa integrazione anche dai notai

Molti gli studi comaschi che hanno ridotto l’orario di lavoro dei propri dipendenti

Lavoro dimezzato per gli studi notarili. Dal 2006 al 2013, la crisi, soprattutto del settore dell’edilizia, ha trascinato nel vortice anche una delle categorie abitualmente considerate tra le più ricche e “al sicuro”, quella dei notai appunto. Molti professionisti comaschi sono stati così costretti negli ultimi tempi a ricorrere alla cassa integrazione o a riduzioni di orario di lavoro dei dipendenti.La situazione occupazionale ormai da tempo è difficile per il comparto. I notai sono

stati investiti in pieno dalla crisi, con una drastica riduzione del numero degli atti e del fatturato.Le conseguenze su impiegati e collaboratori non hanno tardato a farsi sentire.«Le difficoltà sono oggettive, è evidente – esordisce Mario Mele, presidente del Collegio notarile dei distretti riuniti di Como e Lecco, alla guida anche del comitato regionale notarile lombardo – Recentemente è stata resa nota un’indagine sulla categoria che mostra una fotografia chiarissima. La mole di lavoro degli studi notarili è dimezzata da 2006 al 2013. La situazione emerge sia sul fronte del numero degli atti sia sul fronte del fatturato. Tra i settori più colpiti ci sono gli studi professionali, quelli dei notai in particolare».La crisi dei notai è unita a doppio filo a quella di altri settori. «La nostra professione è strettamente legata al settore dell’edilizia e del mercato immobiliare, del credito e societario – spiega Mele – L’attività dei notai è il terminale operativo delle transazioni economiche più importanti. Queste sono diminuite e inevitabilmente noi lavoriamo meno».Il calo del numero degli occupati del settore non coincide con la riduzione del volume d’affari. «Il risvolto occupazionale c’è, è innegabile – dice il presidente del Collegio notarile di Como e Lecco – Tengo però a sottolineare che, a fronte di un calo così sensibile delle attività, la forza lavoro è rimasta praticamente immutata. La riduzione del personale riguarda davvero casi sporadici. Più frequente è invece il ricorso alla cassa integrazione o a una riduzione dell’orario, ma sempre in misura molto meno evidente rispetto al dimezzamento del lavoro. I nostri sono studi di medie o piccole dimensioni, ambienti familiari – dice ancora Mele – Abbiamo tutelato il lavoro dei collaboratori più stretti, salvaguardando queste figure. Proporzionalmente, la riduzione dei dipendenti è di gran lunga inferiore rispetto alla riduzione del lavoro. I licenziamenti sono una percentuale minima sulla forza lavoro. Piuttosto, quando non era possibile farne a meno, i professionisti hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. Al momento è difficile anche sperare in un’inversione di tendenza. Come detto, siamo il terminale dell’attività economica. C’è qualche indice di ripresa, ma non ancora confermato da segnali concreti».Una situazione confermata anche da Alessandra Mascellaro, tesoriere del Collegio notarile lariano. «La profonda crisi del settore immobiliare ha colpito tutta la filiera – dice la notaia comasca – Gli atti di compravendita sono drasticamente diminuiti. Alla difficile situazione economica si aggiunge anche la paura di investire. Le persone che hanno qualche risparmio e vedevano il mattone come bene rifugio si sono fermate. C’è paura per il futuro, e lo stesso vale per il mercato societario».Timidi segnali di ripresa potrebbero arrivare nel prossimo futuro. «Dal primo gennaio scorso si è ridotta la pressione fiscale sulle compravendite tra privati – conclude Alessandra Mascellaro – L’obiettivo è incentivare la ripresa delle trattative almeno tra privati. Speriamo che da questo fronte possa arrivare qualche concreto segnale positivo».

Anna Campaniello

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