Cristina stella jazz a Chiasso

Personaggi – La Zavalloni domani sera sarà ospite del quindicesimo festival che si ispira al clima dei film noir degli anni Cinquanta
“Conosci Johnny Staccato?”: con questa forma interrogativa siamo trasportati in una specifica dimensione: quella dei film noir degli anni ’50, un periodo storico che vede anche lo sviluppo stilistico della musica jazz, la quale passa dall’era dello swing a quella del be-bop, un linguaggio fortemente innovativo ed antitetico al precedente, che ritroviamo espresso nella musica di straordinari talenti come Charlie Parker, Clifford Brown, Max Roach, Miles Davis.
È a questo florido periodo
in cui cinema e musica si chiamano a vicenda che si ispira la quindicesima edizione 2012 del “Festival di Cultura e Musica Jazz” al via domani, alle 21, allo Spazio Officina di Chiasso in via Dante, di fronte al Cinema Teatro.
Tra gli ospiti più attesi della prima serata della kermesse chiassese, alle 22.30, c’è indubbiamente Cristina Zavalloni (nella foto sopra, tratta dal suo sito Internet personale). Si tratta di una vocalist tra le più versatili in circolazione, in grado di passare con disinvoltura dal jazz alla musica classica, per rappresentare come pochi altri l’ideale estetico del musicista moderno.
In questa occasione, insieme al suo “Idea Quartet”, l’artista bolognese proporrà al fedele pubblico della kermesse live il suo ultimo progetto intitolato “Per caso Aznavour”. Con la passione che contraddistingue il suo approccio alla musica, Cristina – che si esibirà con Stefano De Bonis al pianoforte e al Fender Rhodes, Antonio Borghini al basso elettrico e Cristiano Calcagnile alla batteria – ha raccontato al “Corriere di Como” com’è sbocciato l’amore per il grande cantautore francese di origine armena.
«Come ho scritto nelle note di copertina del mio ultimo disco, Solidago, l’incontro con Aznavour è stato del tutto casuale. Anni fa, mentre ero a Parigi, mi sono imbattuta nel suo repertorio ed è subito scoccata la scintilla».
Cristina, come ha scelto le canzoni da interpretare?
«Ho circoscritto la sua produzione agli anni ’60, un periodo che ho sviluppato anche in altri progetti. È stato un percorso dettato dall’innamoramento per la sua vena più autorale».
Che l’ha portata a cucirgli intorno nuovi brani.
«Sì, inevitabilmente. Tutte le nuove composizioni nascono da commistioni e stimoli esterni, l’input in questo caso è stato troppo forte».
C’è un autore che ha fatto più fatica di altri a fare suo?
«Forse Cole Porter. Chi già lo ha interpretato lo ha fatto in modo così magistrale, pensiamo soprattutto a Ella Fitzgerald, che non era facile trovare il giusto approccio. Renderlo con una chiave di lettura molto personale, pensiamo al quintetto di fiati, spero sia stato vincente».
Come riesce a coniugare tanti stili, dalla classica al jazz, dalla musica d’autore al folk?
«Mi esercito molto per affrontare tanti generi, ma alla fine l’alternanza regala tante soddisfazioni».
La preparazione cambia a seconda del concerto?
«Si vocalizza diversamente ma conta molto la disciplina per lo studio del canto puro, la voce deve essere sempre a fuoco. Insomma serve tanta palestra».
Tra poco tornerà a Los Angeles, come si affrontano pubblici così diversi?
«Adattandosi alla sensibilità di chi ti ascolta. Il pubblico americano è diverso da quello del Nord Europa, basta saperlo. Essere un artista integerrimo è un errore. Non bisogna imporsi ma creare empatia con chi ti ascolta, è fondamentale».
Se non avesse fatto la cantante, Cristina Zavalloni che percorso professionale avrebbe intrapreso?
«La musica era in casa, sono nata cantante e non posso immaginare niente altro per Cristina. Ho provato a ribellarmi da adolescente, ma solo per fare questo mestiere a modo mio».

Maurizio Pratelli

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.