Critica su Internet ristorante del Canturino: cliente rischia l’accusa di diffamazione

Va bene commentare e criticare su Internet, ma a tutto dovrebbe essere posto un limite. E, soprattutto, le parole dovrebbero sempre essere misurate e calibrate, con «continenza», indipendentemente dall’anonimato.
Questo sembra insegnare la storia che stiamo per raccontare, apparsa sulle pagine di un celebre sito di recensioni che tra l’altro, occorre precisare subito, nulla ha a che vedere con la vicenda.
Da una parte c’è invece un noto ristorante del Canturino, che dallo stesso sito ha ricevuto un certificato di eccellenza (nel 2014) e che è consigliato dall’82% degli avventori. In più occasioni, e a distanza di poco tempo una dall’altra (aprile e luglio), compaiono invece due recensioni simili e firmate da una stessa mano, quella di tal “Michele”. Le parole sono pesanti: «Una roba orribile – è l’esordio – Prezzi troppo alti, servizio scarso e volgare, titolari maleducati e arroganti». E ancora: «Abbiamo trovato capelli nella pasta e nei dolci», «una volta almeno c’era il bravo cameriere capace e simpatico che aiutava a sopportare i prezzi folli e l’arroganza dei totolari, ma ora…». I titolari non ci stanno e presentano una denuncia alla Procura della Repubblica di Como ipotizzando il reato di diffamazione. Ma è proprio la Procura che ne chiede al giudice delle indagini preliminari l’archiviazione, sostenendo come il contestatore sia in realtà «rimasto nell’ambito della critica», senza «insulti gratuiti» oppure «considerazioni infamanti non pertinenti all’oggetto».
Caso chiuso? No, perché il legale del ristorante canturino, l’avvocato Giovanni Ciceri, si è opposto alla richiesta di archiviazione sostenendo la totale assenza, nel giudizio citato prima, «del parametro della continenza che deve coincidere con la corretta esposizione della notizia».
Insomma, la vicenda alla fine è approdata di fronte al giudice delle indagini preliminari di Como, Luciano Storaci, che ha dato ragione al ristorante rimandando gli atti alla Procura e chiedendo un supplemento di indagini.
Partendo ovviamente dall’identificazione (non ancora fatta) di “Michele” che, secondo una preliminare indagine della polizia giudiziaria, sarebbe «ubicato negli Stati Uniti d’America».
A monte c’è poi un altro dubbio molto concreto: se davvero il cliente del ristorante si era trovato tanto male, fino ad arrivare a scrivere una recensione così negativa, perché c’è poi tornato a mangiare solo pochi mesi dopo, riscrivendo un commento pressoché identico? Insomma, qualche dubbio ancora da dipanare con le indagini pare esserci e da qui l’accoglimento dell’opposizione alla richiesta di archiviazione.
Mauro Peverelli

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