Crollo mortale in cantiere: assolto l’ultimo imputato

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L’incidente a Solzago nel marzo 2011

Si è chiusa con una assoluzione dall’accusa di omicidio colposo, la vicenda dell’incidente mortale sul lavoro avvenuto il 18 marzo 2011 a Solzago di Tavernerio, quando Raffaele Russo (67 anni di Orsenigo) morì schiacciato dalle lastre di un balcone che stava demolendo.
L’ultimo imputato, un ingegnere di Barzanò (39 anni), è stato ritenuto innocente dal giudice monocratico Vittorio Anghileri in quanto il «fatto non costituisce reato».
Quel giorno, tre muratori – tra cui il titolare

della ditta che morì sotto le macerie – rimasero vittime del crollo in un caseggiato in via di ristrutturazione. Dei due imputati, uno (il figlio della vittima) ha scelto il patteggiamento a 8 mesi, l’altro, ovvero il responsabile della sicurezza del cantiere, ha sfidato l’aula fino all’assoluzione di ieri. Secondo la difesa «le prescrizioni sulla sicurezza erano state fatte con precisione» e non è imputabile all’ingegnere se queste «non furono rispettate» anzi «trasgredite proprio da chi aveva il compito di farle rispettare nel cantiere».
Nel crollo altri due operai rimasero feriti in modo molto serio.
Entrambi – un 58enne di Asso e un 36enne di Ponte Lambro – assistiti dagli avvocati Massimo Ambrosetti e Roberta Annoni, hanno ritirato ieri, prima della sentenza, la loro costituzione di parte civile in quanto risarciti in precedenza dall’assicurazione. In aula, come parte lesa, era dunque rimasta solo l’Inail. Poi l’assoluzione ha chiuso il primo grado di quel drammatico incidente sul lavoro.

M. Pv.

Nella foto:
Un tecnico dell’Asl nel punto dove avvenne il crollo nel cantiere di Solzago

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