Cultura, dalla Regione bordate ad alzo zero sul Comune

altL’assessore Cappellini: «Città senza sprint e senza regia. Zero proposte per Expo»
(l.m.) Città abbandonata a se stessa sul fronte della cultura. Spenta. Immobile. Priva di regia. E incapace di formulare proposte concrete per aderire a bandi economici che potrebbero far fruttare i talenti di cui questa stessa città è stata fornita.
È molto critica verso quelle che definisce senza mezzi termini «le (non) politiche culturali del Comune di Como» l’assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini.
Una raffica senza precedenti di puntualizzazioni, quella che l’esponente leghista lancia con bordate praticamente ad alzo zero nei confronti di Palazzo Cernezzi. E il suo non è un obiettivo generico. Ha un nome e un cognome. L’assessore alla Cultura e al Turismo della giunta Lucini, Luigi Cavadini. 

 

 Assessore Cappellini, cosa non le piace della Como della cultura di oggi?
«Sono venuta spesso nella vostra città in tempi recenti, per varie occasioni come eventi, manifestazioni e mostre. E sono stata a più riprese contattata dagli esponenti di varie associazioni culturali locali di Como e anche della provincia. Noto che il tono è sempre quello. Purtroppo chiedono aiuto al Pirellone, perché le potenzialità di cui sono espressione non trovano ascolto presso il Comune. Eppure conosco tante realtà che lavorano con passione e qualità, sul Lario. Faccio qualche nome: il Teatro Sociale che è ormai un faro di assoluto rilievo anche con la sua pregevole rassegna estiva, e poi il festival letterario “Parolario”, la manifestazione d’arte internazionale “Miniartextil” e il premio letterario “Fogazzaro”. Percepisco, di queste e di tante altre realtà associative del territorio, oltre alle energie, anche la delusione. Si sentono abbandonate, il Comune non se ne prende cura, non le ascolta come meriterebbero. Manca la regia».
È questione di soldi?
«Più che altro è questione di ascolto. Le associazioni chiedono più che aiuto attenzione, hanno bisogno di essere considerate per quello che sono, e qualcuno che metta a sistema e faccia la regia del tutto. Anche in vista del bando di 10 milioni di euro a disposizione dei territori da parte della Regione, spero che una città come Como non se lo faccia sfuggire. Io poi ho vissuto l’esperienza di Villa Olmo, e proprio domani (oggi, ndr) sarò alla cerimonia inaugurale del festival “Parolario” che dalla villa neoclassica di via Cantoni, su richiesta del Comune alle prese con la grande mostra, si è dovuta trasferire a Villa Gallia. Mi domando dove metteranno, nella pur pregevole struttura della provincia, tutto il pubblico che è atteso. La soluzione di Villa Gallia mi pare che rischi di essere penalizzante. L’esempio della gestione di Villa Olmo è però solo uno dei mal di pancia di cui ho preso atto. Sacrificare manifestazioni come “Parolario” e “Miniartextil” per le grandi mostre di Villa Olmo mi sembra un errore grave, perché si genera sfiducia. Cert, il caso del cantiere delle paratie non fa una bella pubblicità alla vostra città, ma se adesso ci si mette anche la cultura con le associazioni che si sentono trascurate, non andiamo proprio. Anche perché c’è in vista Expo».
E quindi?
«E quindi non ho ancora ricevuto una proposta orientata all’Expo dal Comune, in senso culturale. Altri capoluoghi di provincia come Bergamo, Brescia e la mia Cremona si sono attivati, con le amministrazioni locali e le Camere di Commercio in tandem, per dialogare con il Pirellone in tal senso. Como no. Certo, dialoghiamo con singole realtà come “Miniartextil”. Ad esempio, si studia di ospitare la futura edizione della kermesse d’arte comasca nello spazio della Regione all’interno di Expo. Ma quello che sta immobile è il Comune».
Altri macigni che vuole togliersi dalle scarpe?
«La grande mostra Ritratti di città a Villa Olmo. A Pavia hanno saputo fare di meglio, anche in termini di multimedialità. Mettere qualche quadro alle pareti non basta più. L’ho vista, la vostra. Non mi pare che sia abbastanza valorizzata. È una mostra spenta. Quando l’ho visitata eravamo in quattro, ed era venerdì. So che ha qualche problema di affluenza. Ma non entro nel merito della scelta del tema, è competenza dell’amministrazione. Resta comunque il fatto che con il turismo una città come la vostra potrebbe fare molto di più».
Ad esempio?
«Ci sono stata spesso di recente, sotto Ferragosto. Alla sera dà l’idea di una città spenta. Ed è un vero peccato. Luoghi come piazza Volta sono magici. Ma la città manca un po’ di sprint. Certo, capisco bene le difficoltà economiche con cui si dibattono tutti gli enti locali, ma avete grandi potenzialità. Eppure le proposte vengono più dai singoli che dall’amministrazione. Un peccato, ripeto. Perché a volte basta poco per dare una spinta, dimostrare un po’ più entusiasmo. Mi auguro che queste parole non siano viste come una critica sterile ma come uno stimolo».
Lo ritiene un problema politico? Lei è della Lega, in un Pirellone di centrodestra. E a Como governano i suoi “nemici” dal punto di vista dell’ideologia.
«No, guardi, è un problema di rapporti istituzionali. Non di politica. Al Pirellone abbiamo rapporti di dialogo con amministrazioni di centrodestra, leghiste, e di centrosinistra. E poi senta, la disponibilità che la Regione ha dato per risolvere il problema delle paratie sul lungolago, dove la mettiamo? Il governatore Roberto Maroni con voi ha dimostato una pazienza che altri forse non avrebbero avuto. Vi abbiamo teso più di una mano…».

Nella foto:
L’ultima edizione di “Miniartextil” a Villa Olmo (Fkd)

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