Cultura e sport. Pochissime risorse e programmi incerti

I dirigenti delle società

Non ci sono soltanto i cantieri, le auto e i parcheggi. Una città vive anche del suo tessuto associativo e respira la cultura che produce. Soprattutto una città turistica, che aspira a diventare punto di riferimento nel proprio territorio (e oltre).
Il giudizio sul primo anno di governo del centrosinistra passa quindi anche attraverso le opinioni di chi quotidianamente si occupa di questioni giudicate, a torto, “minori”.
Barbara Minghetti, presidente di As.Li.Co. Teatro Sociale, spiega come «un solo anno di lavoro non sia probabilmente sufficiente per valutare gli eventuali cambiamenti tra la giunta  di centrodestra e quella di centrosinistra». Sul tema

della cultura, «c’è stato qualche giorno fa un incontro in cui è stato chiesto alla città di lavorare su un progetto culturale condiviso. Spero che venga fatto. Credo infatti che vi sia bisogno di scelte forti, ben identificabili, su cui impegnare tutti gli attori in campo». La presidente di As.Li.Co. ragiona anche sulle risorse, ricordando en passant di attendere ancora il rinnovo della convenzione sul festival estivo, quest’anno in programma all’arena.
In un sistema complesso servono strategie e modalità. «Tutti d’accordo sul fatto che non vi siano più contributi a pioggia, bisogna però, nello stesso tempo, capire quali siano gli aiuti possibili e in quali proporzioni».
Dalla cultura allo sport, motore di moltissime attività nel cuore del capoluogo. Il presidente del Calcio Como, Pietro Porro, parla di un «ottimo rapporto con il nuovo sindaco, che si è dimostrato un amico della squadra. Non voglio dire che il predecessore non fosse vicino al Como, ma con Lucini abbiamo davvero un bel feeling». Secondo Paolo Carobbio, direttore del torneo internazionale di tennis,  «non ci sono stati cambiamenti sostanziali da una giunta all’altra. Noi riceviamo un contributo per la nostra manifestazione che, per inciso, è l’unica a livello mondiale che si svolge in città. Dal mio punto di vista personale, posso soltanto dire che un ente locale, nonostante il momento difficile, non deve rinunciare a promuovere lo sport».
Antonio Aquilini è l’unico presidente di una società cittadina che milita con la prima squadra in Serie A. «Il Como 2000 gioca i suoi campionati fuori Como – dice – Purtroppo non c’è un campo adatto che possa essere messo a disposizione. Avevamo il Belvedere ma il terreno andava rimesso a posto e alla fine è andato al rugby. È stato deciso così, io non ho fatto alcuna polemica e non ne farò. Faccio invece gli auguri alla giunta di Lucini; credo che abbia tante cose a cui pensare e tante cose da fare e spero che riesca nel suo programma».

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