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Cultura, verso gli “stati generali” insubrici

Villa Carlotta lavora agli atti del convegno sulla card museale

Si apre il dibattito sulla cultura transfrontaliera in vista del 2021. Venerdì scorso la comunità di lavoro Regio Insubrica (ente che promuove la cooperazione nella regione italo-svizzera dei Laghi Prealpini) ha individuato tra i temi strategici del prossimo anno l’organizzazione degli “Stati generali del Turismo e della Cultura dell’Insubria”. Si tratterà di riunire intorno a un tavolo (si spera in presenza, ma anche in digitale) tutti gli enti e le associazioni culturali e turistiche del Canton Ticino e delle province di Como, Lecco, Varese, Novara e Verbano Cusio Ossola per definire una visione strategica d’insieme in vista dell’auspicata ripartenza economica e turistica. Belle speranze o qualcosa di concreto?Chi potrebbe arrivare alla riunione con i compiti fatti è Villa Carlotta, ente che gestisce l’omonima storica dimora con parco botanico, noto in tutta Europa, a Tremezzina che un mese fa con i Lions Club comaschi ha ospitato online un convegno per lanciare una card integrata dei musei insubrici. «Alla politica spetta il compito di coordinare tali iniziative, e tessere i fili istituzionali tra realtà di confine. Noi operatori culturali attivi sui territori – dice la direttrice Maria Angela Previtera – possiamo porre basi concrete al dialogo che si prospetta. Dopo il convegno sulla card insubrica, di cui a futura memoria stiamo preparando gli atti anche con il contributo della rete dei musei diocesani, abbiamo già aperto ulteriori tavoli di approfondimento e confronto. Ad esempio ho proposto alla rete dei musei dell’Ottocento lombardo, in cui si apprestano a rientrare i musei di Pavia, di linkare sul proprio sito la neonata “rete dei musei” del Mendrisiotto. Piccoli ma concreti gesti di fratellanza culturale».

Critico invece l’antropologo comasco Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano: «Sul fronte card insubrica, mi chiedo se ci si renda conto di quanto complessa e costosa sia la gestione di un simile strumento. Servirebbe un organismo di controllo e di coordinamento che manca. È già difficile, più in generale, che si parli di una politica coordinata sul confine, dato l’alto tasso di litigiosità. Per parlare di una politica culturale comune in modo non demagogico servono basi ben più solide dato che si tratterebbe di mettere attorno allo stesso tavolo tante realtà disomogenee. In Italia c’è ancora la tendenza a tenere separato pubblico e privato, all’insegna dell’inefficienza. A Lugano invece la politica ha fatto un passo indietro: il 90% del budget per la cultura è demandato a fondazioni miste pubblico-private. Como, Varese e le altre realtà italiane prima di sedersi al tavolo degli stati generali dovrebbero dotarsi di strumenti simili, che rappresentano il futuro. Allora sì avrebbe senso far nascere un’agorà transfrontaliera dove confrontarsi e dialogare e produrre pacchetti integrati per vendere al meglio la regione dei laghi».

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