Da certi piccoli particolari si può giudicare un giocatore

Palazzo di vetro
di Emanuele Caso

Francesco De Gregori canta: «Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore». Ora, però, riavvolgiamo il nastro. Torniamo alla mattina di mercoledì scorso. In centro storico, incrocio Gianluca Zambrotta. Non mi vede. È con un amico. Ma soprattutto è con il suo cane. Un cane simpatico, di mezza taglia, pelo rossonero, non chiedetemi razza o pedigree perché non ne ho idea. Ho iniziato a osservare il giocatore. La prima cosa che

ho notato sono le gambe arcuate, quelle da calciatore doc. Si sa: se un calciatore alto, bello, ricco e famoso ha due parentesi tonde al posto delle gambe, è molto sexy.
Se le avessi avute così anch’io, che a malapena arrivo al metro e settanta d’altezza, sarei sembrato un nano fuggito dal giardino di Zambrotta. Ma andiamo oltre. In mezzo a questo turbine di ragionamenti, ecco che accade l’imprevisto. Improvvisamente, il cane di “Zambro” si inchioda perfettamente in mezzo all’incrocio tra le vie Vittorio Emanuele e Indipendenza. Panico. La scena prosegue: il cane fa un paio di finte alla piastrella prescelta e poi…ebbene sì: e poi esattamente quello. «Ecco – pensavo io da comasco d’importazione mediamente tignoso e invidiosetto – figurati se il supercampione Zambrotta si abbassa a raccogliere il “regalino”. Resterà lì come ornamento nobile».
Un attimo dopo, il campione del mondo, senza fare una piega, sfoderava un guantino azzurro e con la leggerezza di un cross per Ibra raccoglieva il tutto, lo depositava nel primo portarifiuti utile e dava un piccolo-grande esempio di civiltà ai presenti.
Da questi piccoli particolari si può giudicare un giocatore?

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