DA UNA BRUTTA STORIA LA LEZIONE DI NATALE

di MARIO GUIDOTTI

Le nostre priorità
Ogni Natale porta con sé una o più favole tristi, che ci ricordano come la serenità, la pace, la giustizia non arrivano come i pacchi dono ma devono essere conquistate e ci sbattono in faccia come un fatto apparentemente estraneo ai nostri pensieri in realtà sia rappresentativo della crisi di valori che la nostra società attraversa.
Un ragazzina di 15 anni trovata ubriaca a Menaggio a metà mattina, che vagava confusa alla ricerca non si sa bene di che cosa, forse di se stessa. Che cosa

sarà stato? Una delusione amorosa? Un insuccesso scolastico? La solitudine? Una prova di forza per dimostrare di essere ormai grande? Peggio ancora: magari anche niente di tutto questo. Vogliamo subito sgombrare il campo dalla retorica natalizia, dalla storia a lieto fine, da ogni atteggiamento strappalacrime. Vogliamo capire la lezione, perché una sconfitta non sia fine a se stessa.
Non ci interessa la cronaca del dolore, non ci entusiasmano i discorsi autoaccusatori. Ma qualcosa deve essere successo nel cuore della nostra civiltà perché una donna, anzi poco più che una bambina, a metà mattina fosse già in strada ubriaca invece di preparare il presepe o di essere in caccia di un regalo per gli amici.
Non era un rave party, non si trattava di Capodanno, men che meno di un fine anno scolastico, sebbene siano alibi fragilissimi, anzi sciagurati e inesistenti. Non era un homeless, non era un vecchio alla sbando, non un adulto in preda ai propri fallimenti. Era una nostra figlia. Sì, figlia di una società che ha sovvertito la propria scala di valori, che in questi giorni muore di paura per le tasse, che è terrorizzata dal rischio di perdere il proprio benessere, il welfare superprotettivo, e non si accorge che sta perdendo molto di più: una generazione, e quindi il ricambio di se stessa.
No, non la sto facendo più grande di quello che è, proprio perché non è un caso isolato. Quante volte su queste pagine abbiamo suonato sirene di allarme per i ragazzi che bevono a tutte le ore? Quanti altri giovani dobbiamo raccogliere caracollanti per la strada con fegato e cervello a pezzi per svegliarci e capire che quei corpi già consumati li abbiamo sulle nostre coscienze?
Freud sosteneva che vi sono tre obiettivi impossibili: governare, curare e insegnare. Ma proprio per questo devono essere perseguiti, pur tenendo conto della nostra connaturata inadeguatezza al compito. E, quindi, o rinunciamo e andiamo a fondo o ci impegniamo e facciamo dei valori educativi dei giovani la nostra bandiera.
Il più grande dei rischi forse non è il tracollo dell’euro, ma dei valori fondanti di una società civile. Questa storia triste ci ricorda che forse non era il benessere economico il nostro obiettivo più importante. Certo anche quello, ma c’è qualcosa che lo sovrasta.
Se non abbiamo cura dei giovani ci estingueremo. Abbiamo sbagliato? Va bene, riproviamo. Al diavolo gli smartphone, i televisori ultrapiatti al plasma, i tablets di stra-ultima generazione che si collegano con la Nasa. C’è sempre bisogno di andare alle Maldive o si possono fare bellissime gite anche sul nostro lago? Forse diventeremo un po’ più poveri, ma torneremo ai valori veri dai quali si può e si deve ripartire. Non è retorica, è la lezione di Natale che questa storia porta con sé.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.