Ricordi comaschi. Dai “firun” di Sant’Agostino alla narcisata

altCorrono i primi anni ’50, un mattino di sole del maggio comasco. Il treno da Milano si ferma con un lacerante cigolio di freni. Colgo nel cicaleccio confuso di voci le parole di un signore di buona età, intorno i nipoti: «Mio papà mi portava spesso a Como, da qui si intravede la chiesa di Sant’Agostino; sul sagrato per la festa di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, c’era la benedizione degli animali. Ricordo la lunga fila con i carri, attorno bancarelle piene di dolciumi, giocattoli e lunghe collane di castagne arrosto, i “firun”, un pasticciere della piazza che offriva in piccoli cartocci “cinq ghej de freguj”, cinque centesimi di briciole».

Un gruppo di ragazzi e ragazze si incammina vociante verso viale Geno. Un occhialuto e saputo giovincello, pantaloni alla zuava, bretelle e camicia della domenica, spiega ai compagni che il parapetto del lungolago è stato costruito utilizzando i marmi del vecchio tiburio della cupola del duomo distrutta da un incendio tra il 27 e il 28 dicembre del 1935. Scrive in proposito Gadda nel saggio “Verso la Certosa”: “…sfuggita dall’apparecchio di un operaio saldatore la favilla si insinuò nella buia intercapedine tra il rivestimento di rame e l’estradosso della cupola. Incontrò i ragnateli di un intero secolo… fu dato l’allarme, il popolo di Como accorse tutto, quasi a voler difendere, a salvare il suo duomo”.
Eccola la funicolare, gialla, un colore aggressivo, il verde dei boschi ne ingentilisce la violenza. Si parte, le orecchie “tappate”, il miracolo dell’incontro puntuale a metà salita con la vettura che scende, l’albergo Milano, San Maurizio. I prati sono pieni di narcisi, distese a perdita d’occhio… La “narcisata”, la raccolta di narcisi, è festa di colori, voci, allegria. Prime luci della sera: il giovane occhialuto e i suoi amici, ciascuno con un mazzo di narcisi in mano, seduti sui sedili di legno della terza classe, aspettano il fischio del capotreno.

Nella foto:
Un’edizione della rivista Grand Hotel con la copertina dedicata alla “narcisata” sul Lario

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