Sport

Dai giocatori una lezione che non va dimenticata

La riflessione
di Giorgio Civati

 

Se un calciatore si giudica per la prestanza fisica, la potenza di tiro, la visione di gioco e cosette del genere, per fare un campione serve anche altro. Doti atletiche ma morali, di carattere.
È per questo che il Calcio Como, posizionato modestamente in serie C1, al momento ben lontano dai fasti di un tempo della serie A, merita comunque un apprezzamento che va al di là dei punti in classifica, delle reti fatte o subìte.
Tra lo stadio Sinigaglia di Como e il campo di allenamento di

Orsenigo – oggi estrema periferia del calcio milionario – ci sono dunque autentici campioni. Ragazzotti che sognano di emulare i big della pedata ma che, intanto, hanno dato a loro e a tutti noi una lezione.
La storia è semplice, nella sua assurdità.
A mezzo Facebook alcuni di loro si sono trovati la proposta di scommettere su qualche partita.
Niente di nuovo in questo sport malato, addirittura marcio di troppi soldi, rovinato da interessi spesso illeciti. Uno strano faccendiere di origini serbe avrebbe fatto la proposta. Ci sono cascati i milionari del pallone, a quanto hanno riportato con abbondanza le cronache degli ultimi anni: potevano accettare anche i calciatori del Como. Non sarebbero diventati famosi, ma almeno, in teoria, avrebbero messo da parte qualche soldo. E invece hanno detto “no”.
Un no reso ancora più deciso dalla scelta di non far passare sotto silenzio la proposta semplicemente rifiutandola ma, al contrario, denunciandola e rendendola pubblica.
Onore al merito, insomma, per ragazzi che magari non eccellono in doti calcistiche, ma che meritano apprezzamento per la loro dirittura morale. Che, pur facendo parte di un mondo fatto di ingaggi stratosferici, campioni idolatrati dai tifosi ed esagerazioni varie, hanno saputo restare con i piedi per terra.
Vendere una partita? Semplicemente, non si fa. Perdere? Possibile, anche troppo spesso per la squadra di calcio cittadina, ma che sconfitta sia con trasparenza, correttezza, onestà. E pensare che proprio il calcio, che per molti resta lo sport più bello del mondo, ci propina continuamente pessimi esempi di evidenti scorrettezze, assoluta mancanza di fair-play e di sportività.
Un abbrutimento generale all’interno del quale gli unici innocenti sono probabilmente i calciatori: per lo più giovani, strappati giovanissimi dalla famiglia e dalla vita di sempre per inseguire sogni di successo spesso irrealizzabili, qualche volta strapagati, sono essi stessi vittime di sponsor, società, media e tifoserie “assatanate” per un fuorigioco, un rigore, un gol. Ma se lo sport è scuola di vita – e personalmente ne siamo convinti – ecco che proprio dai ragazzi del Calcio Como è arrivata una lezione che merita di non essere dimenticata.

6 marzo 2013

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