Dai Pogues a Bob Dylan tutto ciò che è popolare ha la cifra dell’autenticità

Alla ricerca dell’identità
Ritrovare le radici della musica tuffandosi tra le onde del folk. Cosa ci porterà e cosa ci lascerà questo primo festival comasco dedicato alle origini della musica e diretto da Davide Van De Sfroos? La risposta potremmo forse lasciarla a un bellissimo brano di Ivano Fossati che si chiudeva così: «Alzati che sta passando la canzone popolare, se c’è qualcosa da dire ancora ce lo dirà, se c’è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà, se c’è qualcosa da cantare ancora si capirà».
In

poche parole ecco un mondo che ha mille modi di essere interpretato, la storia della musica ce lo insegna tutti i giorni.
Ci sono gruppi “integralisti” che lo vivono alla lettera, ripercorrendo la tradizione senza mai modificarne una nota, pensiamo in questo senso alla musica strumentale irlandese e a tutti i suoi fedeli seguaci, oppure alle band che lo hanno rivoluzionato rivisitandolo e adottandolo di volta in volta ai tempi: dai Pogues, tanto per rimanere nella terra dello scrittore James Joyce, fino ai Cramberries.
Difficile pensare a un genere moderno che non porti in sé i semi delle radici. Nei primissimi anni ’60 il menestrello per eccellenza, Bob Dylan, era arrivato a New York inseguendo i padri americani del folk: Hank Williams, Woody Guthrie, Pete Seeger. In pochi anni, era diventato l’idolo di tutti gli appassionati del genere, le sue esibizioni del tempo, di cui abbiamo memoria in bianco e nero, lo resero celebre per sempre.
Avrebbe potuto rimanere lì, fermo dove tutti volevano che restasse. Lui no, nel 1964 tornò al Festival di Newport e tra lo stupore dei più rigidi conservatori imbracciò una chitarra elettrica facendo andare su tutte le furie il pubblico che lo accusò di essere un traditore. Dylan fece spallucce e continuò a suonare le sue canzoni, una musica così diversa che fece arrabbiare moltissimo anche Pete Seeger, il quale cercò persino di staccargli la spina dell’amplificatore. Pur consapevole che la sua rivoluzione avrebbe scatenato qualche protesta, il gesto del vecchio maestro non piacque per nulla al giovane Bob.
Che avesse ragione Dylan, lo sappiamo tutti. La sua lezione ha cambiato la storia della musica. Gli alternativi del folk degli anni ’90 saranno gli Uncle Tupelo, il gruppo dalle cui ceneri sono nati i Son Volt di Jay Farrar, ma soprattutto i Wilco di Jeff Tweedy. E si dirà che i Wilco sono rock, che le loro canzoni non sono folk. Ma questo è l’eterno inganno di chi vuole chiudere le note in un cassetto. Il folk non è un genere da mettere in una sola cornice, il folk è un’espressione che ha mille padri e infinite contaminazioni. Il folk è il seme della musica popolare: il blues è folk, il reggae è folk, il jazz è folk, la canzone d’autore è folk, il punk è folk. Como è folk, tutti in piedi.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Davide Van De Sfroos durante un concerto in piazza Cavour a Como. È il direttore artistico del festival lariano (foto Sergio Baricci)

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